Lambrusco, le cantine lanciano l’allarme
Il rischio è arrivare alla vendemmia con il prodotto in giacenza. Alla base la mancanza di una rete commerciale “interna”
REGGIO EMILIA. La viticoltura reggiana sta ancora vivendo un momento particolarmente felice dal punto di vista della sua redditività che è sicuramente una delle più interessanti a livello nazionale. Il Lambrusco in effetti è oggi il prodotto enologico più interessante del mercato del vino. Ciò nonostante dalle cantine locali arrivano i primi segnali di preoccupazione determinati dal rischio di arrivare in vendemmia con prodotto in giacenza. D'altro canto il mercato del Lambrusco, uno dei fiori all'occhiello dell'agricoltura e dell'agroalimentare reggiano, è, per vari motivi, molto complesso. Innanzitutto perché fondato su due tipologie di uva, l'Ancellotta da un lato, 44% della produzione di uva reggiana e Lambruschi dall'altra, che percorrono mercati differenti.
L'Ancellotta è la varietà destinata alla produzione del nostro famoso Rossissimo, unico in Italia, ideale per migliorare la colorazione della maggior parte dei vini, non solo italiani, più richiesto ovviamente in annate povere di colore. La vendemmia 2014 da questo punto di vista è stata particolarmente interessante tanto che il vino di Ancellotta è stato completamente venduto ed a prezzi in linea, se non in leggero incremento, rispetto a quelli già interessanti della passata stagione. L'Ancellotta, che molto spesso ha fatto registrare andamenti di mercato opposti a quelli del Lambrusco, negli ultimi anni sta peraltro conquistando nuovi settori di impiego su mercati alternativi come colorante naturale sia nell'industria alimentare che cosmetica, e non solo, e da questo punto di vista ha interessanti prospettive.
Il Lambrusco invece è un vino vero, il vino italiano più esportato al mondo, il più venduto in Italia in termini di volumi ed in questo momento storico di forte presa di coscienza dei consumatori, nonostante ci si trovi in una fase di calo dei consumi, il vino più attuale del momento assieme al Prosecco. Negli ultimi anno i volumi di Lambrusco venduto sono in leggero calo, -5%, a fronte però di una crescita di fatturato del 4%. Ciò nonostante il settore inizia a lanciare segnali di preoccupazione e le cantine sociali iniziano ad ipotizzare prezzi di liquidazione delle uve. Molti bilanci si chiuderanno, a fine luglio, più bassi rispetto a quelli dello scorso anno. Le motivazioni vanno ricercate nel fatto che le cantine cooperative, che a Reggio detengono la materia prima per oltre il 90% della produzione, nella maggior parte dei casi sono sprovviste di una propria rete commerciale e devono affidare il loro prodotto ai cosiddetti imbottigliatori ed alle loro politiche di prezzo che quest'anno sono state al ribasso. Gli imbottigliatori, vale a dire importanti aziende con una forte rete commerciale organizzata per fornire vino in bottiglia nei principali canali di distribuzione nazionale e internazionale, si distinguono fra operatori di zona e di fuori zona. Quelli di fuori zona oggi, in virtù del nuovo disciplinare, devono acquistare Lambrusco finito già frizzantato in loco ed eventualmente arricchito solo con prodotto locale. In questo caso per le cantine sociali il prezzo del Lambrusco è rimasto interessante. Situazione più preoccupante è quella che si è registrata in zona con acquirenti locali che, all'unisono, hanno ridotto i loro acquisti di un 20% rispetto a quelli dello scorso anno riuscendo anche ad innescare una riduzione del prezzo che al momento sta anche generando un minimo di giacenza nelle cantine. Prezzi che i viticoltori, quindi le cantine sociali sono intenzionati a sostenere anche alla luce di una prossima annata che non preannuncia di certo eccessi di produzione anche se i prezzi di riparto delle uve della vendemmia 2014 sono annunciati al ribasso.
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