Gazzetta di Reggio

Reggio

IL FUTURO DELLA SINISTRA

Un'Europa che rischia il feudalesimo

Matteo Sassi

3 MINUTI DI LETTURA





L’esito del referendum greco apre scenari politici che nel Vecchio Continente sembravano ormai inattuali e utopistici. Almeno negli ultimi vent’anni la costruzione delle politiche e dell’architettura istituzionale europea è stata condotta da oligarchie tecnocratiche distanti dai cittadini europei, come dimostrato – già nel 2005 – dalla bocciatura della Costituzione europea sancita da Francia e Olanda tramite un referendum.

La crisi economica, figlia anche degli squilibri finanziari e commerciali dell'Unione, ha ulteriormente scagliato le opinioni pubbliche nazionali contro l'Europa e le sue istituzioni. Stiamo dunque attraversando una fase in cui questo sentimento diffuso di sfiducia e delegittimazione può facilmente tramutarsi in un movimento distruttivo e regressivo per le sorti dell'Unione.

Tuttavia, il referendum greco ha il merito di tenere aperta la possibilità di un'altra Europa, emanazione delle volontà popolari e consapevole delle proprie radici pacifiste e solidaristiche. Ciò che è certo è che la scena politica europea, nei prossimi anni, sarà dominata da passioni forti. La sfida della sinistra – e dunque in primo luogo del socialismo europeo – è quella di dar voce al volto dolce dei popoli, quello di chi chiede pace, lavoro e benessere sociale. Coniugare il protagonismo popolare con la democrazia e lo Stato dei diritti è il dovere storico della sinistra.

La terra europea è fatta di una sostanza molto densa che racchiude ancora l'odore del sangue versato da decine di milioni di persone tra il 1914 e il 1945. Sono passati settantanni, un soffio nella storia dell'uomo. La prepotenza con cui si riaffacciano forze politiche nazionaliste e autoritarie attualizza, ben oltre le consapevolezze dimostrate delle classi dirigenti europee, uno scontro profondo quanto antico tra società aperte da un lato e società chiuse e intolleranti dall'altro. Il perdurare di una crisi economica e sociale profonda ha determinato il diffondersi di una cultura – e per certi versi d'una antropologia – intollerante, avversa al pluralismo e alla complessità, figlia dell'immediato e allergica al pensiero razionale e riflessivo. E' questo l'humus fertile di un nuovo populismo, egemonizzato dalla destra in assenza del protagonismo delle forze progressiste e democratiche che hanno voluto l'Europa unita.

Per questa ragione oggi i nemici dell'Ue sono quei governi nazionali che ostinatamente rifiutano l'idea di un confronto democratico sul governo economico dell'Unione. È intollerabile il tentativo plateale dei governi degli stati del nord Europa di commissariare le già fragili istituzioni europee.

Bisogna evitare la Grexit perché rappresenterebbe l'inizio di un processo regressivo che frantumerebbe l'Unione determinando una sorta di rifeudalizzazione nazionalista dell'Europa. La sfida della politica è dunque quella di riconsegnare sovranità ai popoli e alle democrazie europee in un quadro di integrazione – non di esclusione – politica, sociale ed economica del Vecchio Continente.
E' necessario archiviare l'epoca dell'austerity per salvare la democrazia e i diritti dei popoli.
* Sel
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google