'Ndrangheta, nuovo sequestro e confisca per i beni della cosca Grande Aracri
Blitz dalle prime ore dell'alba dei carabinieri a Brescello su richiesta della Dda di Bologna. Nel mirino i beni dei parenti di Francesco, fratello del boss Nicolino
BRESCELLO. E’ la prima confisca – non solo nel Reggiano ma anche a livello regionale – di beni considerati di matrice mafiosa. E il momento “storico” è coinciso – ieri di prima mattina – con l’ennesimo blitz dei carabinieri a Brescello (con un’appendice anche in Calabria). I militari si dirigono, come nel novembre 2013, verso le proprietà di Francesco Grande Aracri, cioè del 59enne condannato con sentenza definitiva per associazione di stampo mafioso (nell’ambito di Edilpiovra) e considerato legato a doppio filo con l’omonima cosca capeggiata dal fratello Nicolino (ora in carcere e di recente condannato in Appello a trent’anni di reclusione come mandante di 5 omicidi).
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11759439:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/07/11/fotogalleria/il-blitz-dei-carabinieri-a-brescello-1.11759439]]
I carabinieri hanno in mano però stavolta il “decreto di confisca di prevenzione antimafia” emesso dalla Corte presieduta dal giudice nonché presidente del tribunale Francesco Caruso. Nel novembre di due anni fa arrivò nella Bassa – come un fulmine a ciel sereno – il sequestro preventivo di beni del valore di circa 3 milioni di euro. Ma da allora, con in mezzo una lunga sfilza di udienze (legate a questo inedito procedimento dalle nostre parti), la situazione per Grande Aracri e familiari si è aggravata da due punti di vista. In primis perché quei beni da 3 milioni di euro sono ora confiscati (quindi intestati allo Stato, precisamente all’Erario) e non più “solo” sequestrati preventivamente: si tratta di 16 conti correnti, depositi bancari, due ditte edili, sei appartamenti, nove unità commerciali. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11707096:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/01/news/operazione-aemilia-i-224-indagati-nel-mirino-della-dda-di-bologna-1.11707096]]
Beni che, a parte un’abitazione che si trova a Botricello (Catanzaro), sono tutti riferibili a Brescello. In seconda battuta è stato eseguito un nuovo sequestro preventivo di beni da mezzo milione di euro. Questi ulteriori sequestri – sempre a firma del collegio presieduto da Caruso (giudici a latere Cristina Beretti e Andrea Rat) – sono frutto di un’ulteriore richiesta avanzata dalla Dda di Bologna (nello specifico dal pm antimafia Marco Mescolini) sulla base delle nuove risultanze emerse durante il procedimento prima citato, supportate da riscontri raccolti dai carabinieri del comando provinciale di Reggio.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Il nuovo sequestro ha due obiettivi. Riguarda un’azienda per la lavorazione del marmo (cioè la “Marmi Nusa srl” che si trova nella stessa area di strada Breda-Vignazzi al centro della confisca) che è intestata a Paolo Grande Aracri e Carmelina Passafaro (rispettivamente figlio e nuora di Francesco Grande Aracri). Ma ora sotto sequestro c’è anche una villetta a schiera e un garage (collocate sempre in strada Breda-Vignazzi) intestati alla figlia Rosita. Per chi indaga azienda e immobili hanno solo delle intestazioni formali, perché rientrano in realtà nella disponibilità del capofamiglia e sarebbero stati acquisiti tramite “fonti finanziarie occulte e non tracciate, verosimilmente illecite”.
Sempre gli inquirenti rimarcano la stretta connessione fra la “Marmi Nusa” e la “Euro Grande Costruzioni” di proprietà di Paolo Grande Aracri. Dal decreto spuntano diversi aspetti interessanti e viene soprattutto rimarcato come le tesi difensive non abbiano minimamente intaccato l’impianto accusatorio, per non parlare del lavoro in profondità del perito (che ha preso in esame un ventennio, fino al 2012) nominato dal tribunale che ha confermato la “ingiustificata sproporzione fra redditi dichiarati negli anni ed incremento patrimoniale, divenuto particolarmente consistente a partire dal Duemila in epoca immediatamente precedente l’accertata attivita mafiosa”.
Per la Corte Francesco Grande Aracri (da fine dicembre 2013 sotto sorveglianza speciale) non ha mutato il proprio stile di vita e si mantiene “solidale e a disposizione dell’associazione mafiosa e dei propri aderenti”, inoltre dà ordini ai figli e negli anni analizzati dal perito “ha realizzato redditi mai superiori a 27.531 euro” all’anno . Ma anche le indagini patrimoniali estese al coniuge, ai figli e ad altri familiari hanno portato la Corte alla stessa conclusione del novembre 2013, cioè che sia “del tutto implausibile che un imponente patrimonio mobiliare ed immobiliare quale l’individuato possa avere un’origine lecita, dovendosene ragionevolmente presumere la realizzazione con i proventi illeciti cui la partecipazione all’associazione mafiosa è naturalmente finalizzata”.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11753233:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/09/news/aemilia-la-regione-paghera-le-spese-per-un-aula-a-bologna-1.11753233]]
E dal decreto emergono pure i punti di contatto con l’operazione Aemilia, l’autonomia e la forza d’intimidazione del clan, il riciclaggio. Parallelamente con questa svolta giudiziaria sono stati attivati i canali formali con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per la parte di competenza relativa alla prosecuzione della gestione ed eventuale destinazione. La sede competente per l’Emilia Romagna è quella di Roma.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
