La speranza arriva con i barconi
Sono un naufrago, sono un profugo, sono un uomo: puoi salvarmi? Sono esausto, sono malato, ma sono vivo; ho gli occhi grigi come la fuliggine delle bombe, le mani ruvide e rovinate di chi le usa in continuazione, la barba lunga, incolta di chi parte per un lungo viaggio nel deserto e non ha la possibilità di tagliarla. Sono magro, così magro che mi si vedono le ossa, e sulla pelle ho i segni di questa vita infinita, nemica. Ma sono comunque occhi, mani, gambe e braccia quelli che ho; proprio come un uomo, giusto? Proprio come te.
Sono un pensiero, sono un sogno, sono un’effimera speranza. O meglio, prima erano solo piccole scintille che si rincorrevano nel mio più profondo essere, finché, alimentate dalla cattiveria della guerra, dall’ingiustizia del mondo, non si sono completamente fuse con me; e così, ora sono Partenza, ora sono Sogno, ora sono Inizio. Premesso che tu tenda la tua mano, che tu mi venga incontro.
Il grido univoco, sconsolato, agghiacciante di chi è a un passo dalla rinascita e poi, inesorabilmente, crolla: lo senti? Riesci a sentire l’affranto, logorante desiderio di rivincita che ci pervade? Riesci a percepire l’infrangersi di tante promesse, di altrettante illusioni? Come l’esile rumore di un braccialetto che, rompendosi, lascia cadere tutte le sue perline, e queste si separano, rimbalzano, si disperdono ed, infine, si perdono. Forse per te è troppo lontano, ma ti prego di tendere l’orecchio, di prestare attenzione. Ascolta i lamenti di chi, come me, è nato al momento sbagliato, nel posto sbagliato, con il sogno sbagliato. Ascolta il pianto di chi, uomo esattamente come te, non ha diritti, non ha garanzie, non ha possibilità. Salva, se puoi.
Sono allora, e ancora, il riflesso di un paese malato, macchiato dal sangue dell’innocenza, dipinto di tenebre e morte. E allo stesso tempo sono quel mare, quella luce, quel “forse” di sopravvivenza, che, contrapposto all’assoluta negazione, sovrana del mio popolo, ci induce a fuggire.
Sono stato a lungo su questa barca, unica ancora di salvezza, ho visto la sofferenza, la mia stessa sofferenza, sul corpo di tanti altri. Ho condiviso il terrore, la fame, il freddo, l’abbandono. Ho alleviato il dolore di molti con un sorriso di incoraggiamento, mi sono fatto consolare da altri, e così siamo arrivati fino a qui.
Sono la forza fisica, la determinazione, la voglia di conoscere ed imparare. Sogno il grande Occidente, la possibilità di studiare e comprendere, di scegliere. Ho poche necessità, non sarò di disturbo, nel caso te lo stessi domandando.
Sono l’umiltà di chi si accontenta di quel poco per sopravvivere, perché è di questo che si tratta: sopravvivenza, vivere o morire. Scelgo allora di vivere, e lascio al vostro paese la mia completa disponibilità. Imploro aiuto, invoco un Dio assente, mi appello al senso di giustizia a cui voi, paesi civilizzati, siete stati educati. Richiamo quel rigore logico e morale proprio delle vostre religioni, delle vostre società, sempre nella stessa, vana speranza di poter riemergere dall’inferno.
Giungo con l’utopica illusione che, una volta toccata la riva, verrò accolto, potrò, nel mio piccolo, contribuire al vostro mondo, in cambio di un accenno di eguaglianza, di civiltà. Immagino passeggiate in verdi giardini, e non tra polvere e rottami, tra resti umani; immagino scambi di opinioni, diritti riconosciuti, rumore di aerei che solo portano alla scoperta del mondo. Nessuna bomba, nessuna esplosione, nessuno sparo. Quiete e armonia: pace.
Guarda i miei compagni, le fatiche delle madri che, ben consapevoli di ciò che le spetta, tentano in ogni modo di salvare i figli; e guarda gli stessi bambini, le loro piccole mani, gli esili corpi, quegli occhi languidi, estenuati dal pianto. Soffrono, sopportano, e non ne capiscono neanche il perché. Guarda la realtà al di fuori dei tuoi confini, comprendi, compatisci. Puoi salvarmi.
Ed ora che il mio sogno affonda, nelle ignote acque del profondo mare, ora che sono sordo a qualsiasi rumore, che sono paralizzato da questa sconfinata ingiustizia, proprio ora: che cosa sono? Sono un naufrago, sono un profugo, sono un uomo: vuoi salvarmi? Sono Curiosità, sono Brama, sono Arrivo: posso aiutarti.
studentessa del liceo scientifico Aldo Moro
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