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Il caldo non dà pace È allarme dell’Arpa sulla secca del Po

Il caldo non dà pace È allarme dell’Arpa sulla secca del Po

In pianura e sui rilievi temperature ancora sopra i 30 i gradi Non sono previste piogge per i prossimi dieci giorni

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REGGIO EMILIA. Ancora caldo, con il Po e la colonnina di mercurio che resterà bollente anche nei prossimi giorni. È quanto emerge dalle previsioni meteo dell’Arpa Emilia-Romagna, che per la nostra provincia prevedono temperature oltre i 30 gradi anche per domani e martedì, sia in pianura che in montagna.

Questa mattina sono previste temperature minime del mattino comprese tra i 19 gradi sui rilievi e i 22 in pianura, mentre nelle massime pomeridiane si va dai 29 gradi sui rilievi e 32 in pianura. Temperature simili anche martedì, con le minime del mattino comprese tra i 21 gradi sui rilievi e i 23 gradi in pianura. Nel pomeriggio, le massime torneranno a toccare i 29 gradi sui rilievi e i 32 in pianura. E se nei prossimi due giorni non mancheranno sporadici fenomeni di nuvolosità, la grande assente tuttavia sarà ancora una volta la pioggia, che lascerà a secco i corsi d’acqua. Un’emergenza arginata nel torrente Crostolo grazie all’intervento del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, che su richiesta della Provincia ha immesso una quantità di 200 litri di acqua al secondo, proveniente dal Po.

Ma è proprio il Po ora in una situazione allarmante. Il fiume è costantemente monitorato dagli specialisti dell’Arpa regionale, sul cui sito vengono costantemente aggiornati i dati rilevati, confrontati in tempo reale con le serie storiche. «Siamo in una fase di magra molto pronunciata – spiega Federico Grazzini, meteorologo della sede bolognese della stessa Arpa – e in condizioni simili a quelle del 2003 e del 2006». Parte del fiume non è navigabile. Esemplifica ancora l’esperto: «A Boretto l’idrometro segna 3 metri e 41 centimetri sotto lo zero idrometrico. A Pontelagoscuro, a ridosso della foce, siamo a meno 6 metri e 34 centimetri. Il record negativo nella località ferrarese è di nove anni fa: meno 7,62». L’altro parametro di riferimento è la portata. «Per evitare danni all’ecosistema – spiega sempre Grazzini – non deve scendere sotto i 300 metri cubi al secondo. A Piacenza ora siamo a 350, a Pontelagoscuro a 450. Se la portata si abbassa troppo, il rischio è quello della inversione marina: l’acqua salata dell’Adriatico entrerebbe nel delta». La situazione è destinata a peggiorare, anche perchè non sono previste piogge per i prossimi dieci giorni.

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