Un giorno all’Expo per nove cantine del nostro Lambrusco
Delegazione di produttori reggiani al Padiglione del vino in vista delle singole presentazioni da qui ad ottobre
REGGIO EMILIA. La collaborazione che sta nascendo fra i produttori di Lambrusco si vede anche dalle piccole cose.
Per esempio una giornata all’Expo organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini Reggiani e dei Vini dell’Emilia alla quale hanno preso parte i rappresentanti di 9 importanti cantine del territorio: Casali Viticoltori, Cantina di Formigine Pedemontana, Cantina di Masone Campogalliano, Cantina di Massenzatico, Cantina di San Martino in Rio, Cantina Sociale di Carpi, Emilia Wine, Donelli Vini e Medici Ermete.
L’occasione per presidenti ed amministratori, un gruppo di 23 addetti ai lavori, è stata innanzitutto quella di visitare il padiglione dedicato al vino.
Tante ed importanti in effetti sono le iniziative a favore della promozione del Lambrusco ad Expo a partire dalle occasioni di consumo, non dimentichiamo che le migliaia di visitatori di Expo pranzano e cenano e quindi, grazie alla ristorazione presente ed agli accordi stipulati, esistono diverse occasioni per conoscere il nostro vino.
Il Padiglione del Vino Italiano, allestito in collaborazione con Vinitaly è un’occasione per presentare al mondo, anche ai non addetti ai lavori, la ricchezza e l’eterogeneità dell’enografia nazionale con un percorso guidato fra arte, storia e tradizione. I visitatori hanno poi la possibilità di accedere ad un area interamente dedicata alle degustazioni a pagamento.
Qui, a turno, avranno modo di essere presentati tutti i vini dei produttori italiani e quindi anche quelli delle nostre cantine che avranno la volontà di acquistare lo spazio espositivo. Alcune lo hanno già fatto altre saranno presenti nei prossimi mesi. Il tutto però, ha potuto constatare la delegazione reggiana, in uno spazio del tutto singolare ed insolito che effettivamente ha voluto privilegiare la salvaguardia della qualità dei vini proposti piuttosto che la poesia che vive intorno al rumore di un tappo che salta o del tintinnio di calici e bottiglie.
D’altro canto per gestire un flusso di visitatori così ampio, e con culture del vino estremamente differenti, una soluzione andava trovata. La scelta è quindi stata quella di automatizzare il più possibile la mescita, che di fatto è un self-service, sacrificando un poco la visibilità dell’eleganza delle bottiglie e delle loro etichette che purtroppo avviene da dietro un vetro. Certo che per gli addetti ai lavori un ambiente di degustazione dei vini come quello di Expo può apparire molto freddo ed asettico al punto da non trasmettere affatto quel senso di convivialità che è proprio del mondo del vino che a volte forse vale almeno tanto quanto le caratteristiche del prodotto stesso. Una particolarità che a Milano di fatto non viene trasmessa. D’altro canto il vino, pur rappresentando un importantissimo comparto del mondo della produzione tipica nazionale, rappresenta solo un piccolo tassello nel tema complessivo di Expo.
Per fortuna però, anche in questo caso a rotazione, le bottiglie si possono toccare con mano, anche in questo caso con un turnover di etichette e tipologie, sia al padiglione del coop, dove possono addirittura essere evidenziate le informazioni nutrizionali del prodotto, ed ai ristoranti.
Questo ultimo aspetto, assieme ad eventi occasionali ai quali da qui ad ottobre le nostre cantine sapranno aggregarsi, potrà essere un ulteriore importante momento per far conoscere il vero Lambrusco e le sue invidiatissime peculiarità.
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