Grecia, non è chiaro chi ha ragione
Da parecchio tempo il dialogo tra sordi e il parlare lingue diverse, sono diventati la caratteristica principale del dibattito politico, sembrano uno dei segni distintivi della nostra attuale democrazia. I problemi dei cittadini sono gravi ma la loro lettura, la diagnosi, la soluzione, sono troppo spesso ispirate a scelte ideologiche, pregiudizi e ripicche, ostruzionismi e frazionismo, efficaci nel bloccare i possibili rimedi e non per adottare idonee soluzioni.
Il prezzo pagato dai cittadini per l'immobilismo è spesso molto, molto alto. I cittadini sono sempre più disillusi, sempre più lontani dalla politica, quelli che ancora partecipano lo fanno spesso più da tifosi che da cittadini e per questo, nel sistema, si continua vivere sempre più felici e scontenti, sempre più incazzati e irrazionali.
Questo sistema di dialogo tra sordi ha fatto un enorme salto di qualità con la necessità di adottare i provvedimenti connessi alla crisi greca. I dibattiti televisivi affrontano l'argomento senza mai ascoltarsi o rispondersi davvero, divisi tra chi evidenzia numeri, spred, prodotto interno lordo, regole, crescita o decrescita e debito pubblico e chi contrappone esclusivamente elementi di giustizia sociale, di politica nazionale o europea, di solidarietà e di integrazione; tra chi pensa che la politica monetaria abbia bisogno di regole comuni e chi pensa che il primato della politica può prescindere dalla concretezza proposta dai conti; tra chi pensa che la democrazia funzioni se chi è eletto si assume la responsabilità di governare e chi pensa che la democrazia funzioni di più e meglio se ogni decisione importante viene rimessa ogni volta al giudizio del popolo.
Dove ci porti questa contrapposizione apparentemente insanabile proprio perché sostenuta da presupposti culturali spesso inconciliabili non è dato di sapere, quello che è chiaro è che la confusione e la disinformazione regnano sovrane, i cattivi sono quelli che hanno prestato tanto e che vogliono garanzie per prestare ancora e non quelli che hanno imbrogliato i conti, che hanno preso tanti soldi in prestito e non possono restituirli; i cattivi sono quelli che pretendono riforme come quella fiscale (far pagare le tasse ai ricchi e agli armatori) e non un governo di sinistra che non ne vuole sapere; i cattivi sono quelli che chiedono coerenza e chiarezza (spiegare come si pensa di fare le riforme non è un dettaglio tecnico) e quelli che danno risposte o disponibilità generiche; i cattivi sono quelli che hanno perplessità di fronte a proposte che sostanzialmente dicono: se ci date aiuti per settanta miliardi noi vi restituiamo i tre e mezzo di prestito scaduto.
Sì, dove ci porti tutto questo proprio non riesco a capirlo. La maggior parte dei cittadini greci vuole restare in Europa senza austerità: cosa vuol dire? È austerità avere attenzione alle spese e cercare di usare ciò che si ha, magari limando pensioni baby, combattendo un po' di corruzione e facendo pagare le tasse a chi può e deve farlo? Credo nella necessità di rilanciare l'Europa e impegnarla su temi importanti vicini ai cittadini, di rilanciare una Europa meno burocratica e più vicina ai bisogni della gente, una Europa in grado di decidere su temi importanti e comuni quali la politica estera e la difesa comune o le politiche per l'immigrazione.
Credo che la maggior parte dei cittadini europei chieda un sussulto politico di alto profilo, ma ciò sarà possibile, a mio avviso, solo se la politica e i cittadini, diminuiranno il tasso di ipocrisia, se penseranno un po' meno a interessi di bottega, se si recupererà un minimo di linguaggio comune, di voglia di capirsi, di intendersi, di mediare. Altrimenti prepariamoci, la Grecia sarà la cavia, ma poi, ci piaccia o no, questa Europa finirà e ci dovremo accontentare di tanti piccoli stati e il nostro, purtroppo, oltre ad essere pieno di debiti e di difetti, resterà sempre uno stato di frontiera con altri mondi molto, molto diversi dal nostro.
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