Pensionati in calo, ma importi più alti
Gli effetti della riforma Fornero sul sistema previdenziale reggiano: “persi” quasi ottomila assegni in quattro anni
REGGIO EMILIA. Una lenta ma costante diminuzione del numero delle pensioni erogate, alla quale fa da contraltare un sensibile aumento degli importi medi. Sono le conseguenze più vistose che la discussa riforma Fornero ha prodotto in quattro anni sul sistema previdenziale della nostra provincia. Secondo i dati Inps, nel 2011 – anno di approvazione della riforma – le pensioni erogate a Reggio Emilia erano in totale 172.407, scese a 171.263 nel 2012 e a 168.876 nel 2013. Nel 2014, un ulteriore calo: 167.350 pensioni, diminuite ulteriormente nel 2015 fino ad arrivare a quota 164.763. Un calo drastico, che in quattro anni ha interessato 7.644 pensionati.
Vecchiaia, invalidità, superstiti, assegni sociali. Un fenomeno che interessa tutte le voci: nel 2011, le pensioni di invalidità erano 11.353, scese 8.743 nel 2015. Stesso discorso per le pensioni di vecchiaia, che erano 101.875 e sono diventate 99.256. Un quadro al quale si accompagna tuttavia un aumento costante degli importi erogati per ciascuna pensione, che in quattro anni sono aumentati mediamente di circa 85 euro.
Una cifra che ammontava a 805,16 euro al mese nel 2011, salita a 832,68 euro nel 2012, toccando 858,78 euro nel 2013, 878,91 euro nel 2014 e arrivando nel 2015 a 890,91 euro. Anche in questo caso, gli aumenti interessano tutte le voci. Le pensioni di vecchiaia sono passate dai 1.013,09 del 2011 ai 1.115,55 del 2015, quelle di invalidità dai 623,71 euro del 2011 ai 708,7 del 2015. In aumento anche gli importi medi delle pensioni superstite (da 534,33 euro a 594,22), gli assegni sociali (da 348,3 euro a 402,61) e le invalidità civili da 419,35 euro a 431,05).
«La Fornero ha spostato sempre più avanti l’età pensionabile – commenta Marzia Dall’Aglio, segretaria provinciale Spi- Cgil – Lo spostamento aumenta progressivamente, di anno in anno. Per questo l’effetto principale della riforma è che molte persone non riescono più a raggiungere la pensione». Per la segretaria dello Spi-Cgil, «la Fornero ha fatti troppi danni, a cominciare dal fatto che la sua riforma ha “creato” una categoria mai conosciuta prima. Mi riferisco agli esodati, che dopo aver concordato l’uscita dal lavoro si sono trovati di fatto senza lavoro e senza pensione. Anche questo fattore, insieme ad una serie di interventi che impediscono alla gente di andare in pensione, ha determinato negli anni un calo del numero di pensionati».
Quanto all’aumento degli importi medi, secondo Dall’Aglio è interpretabile con il fatto che «fortunatamente siamo ancora in un sistema retributivo, che comporta il calcolo della pensione in rapporto alla media di retribuzione degli ultimi anni di lavoro, e non nel sistema contributivo, che invece si basa sui contributi. Ma non so fino a quando questo effetto potrà durare».
Proprio sul sistema previdenziale è stata infatti annunciata una proposta di riforma dal presidente Inps, Tito Boeri, basata su flessibilità in uscita, con l’estensione a tutti della possibilità di optare per il calcolo contributivo nell’intera pensione a fronte di un’uscita anticipata. Una proposta che ha già trovato l’opposizione della Cgil. «Boeri finora ha espresso solo un punto di vista – commenta Dall’Aglio – che non si capisce cosa voglia dire. È chiaro che l’impressione è quella di essere ancora una volta in presenza di operazioni che tendono a diminuire il potere d’acquisto delle pensioni e il diritto di potervi accedere».
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