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Vecchi prende tempo, è bagarre

Vecchi prende tempo, è bagarre

Il sindaco non ha chiuso la porta al Comitato referendario. Ma alla fine, per lui, solo insulti

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REGGIO EMILIA. Finisce a insulti, urla, e applausi di scherno il dibattito sull’Acqua pubblica che un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle aveva riportato ieri pomeriggio in Sala Tricolore. Finisce con la presidente del Consiglio comunale Emanuela Caselli che a un certo punto è costretta a sospendere i lavori. Che non riprenderanno più perché nel frattempo le opposizioni avranno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale. Nel mirino, il sindaco Luca Vecchi, che durante il suo intervento, dal pubblico sulle balconate è stato apostrofato con il peggio del repertorio. E dire che il primo cittadino, anche a costo di far storcere il naso a qualcuno della maggioranza, nemmeno ieri ha definitivamente chiuso la porta alla ipotesi di ripubblicizzazione del servizio idrico, arrivando a rinviare tutto a settembre e forse persino oltre. Anzi: dopo aver ribadito i propri pesanti dubbi sulla sostenibilità di una società che parte con 200 milioni di debiti, potendo contare su un fatturato di 70, Vecchi si è detto d’accordo nel discutere nuovamente di questo tema in sala Tricolore e in Commissione consiliare, convinto che il termine del 30 settembre per definire le scelte future sull’acqua, possa essere ulteriormente posticipato . Tutto inutile: la gazzarra era già stata orchestrata ed è proseguita anche all’esterno, con diversi militanti del Movimento 5 Stelle e del Comitato Acqua bene comune che hanno aggredito verbalmente anche il consigliere del Pd Dario De Lucia e il vice sindaco Matteo Sassi che in proposito è durissimo: «E queste sarebbero persone di sinistra? Il loro comportamento, spalleggiato anche, purtroppo da eletti in Sala Tricolore, è stato ieri assolutamente vergognoso».

La tensione ha caratterizzato tutto il dibattito che si è chiuso con un voto risicato (13 no, 11 sì e 2 astenuti), con il quale è stato respinto l’ordine del giorno presentato dal M5S e dalle due liste Civiche «sul reperimento dei fondi per la costituzione di una società in house per il servizio idrico integrato». Un ordine del giorno in cui si invitava il Comune a reperire i soldi necessari per la creazione della società pubblica attraverso la vendita di tutte le azioni Iren. Una provocazione? Un progetto fattibile? Difficile dirlo dopo che l’occasione di dibattito era sfumata. Ma più che tecnico, il tema voleva - nelle intenzioni di chi lo ha proposto - essere politico. E proprio perché il tema era politico, l’opposizione al completo, a cui si è aggiunta Sel, ha votato a favore, mentre il Pd ha votato contro (con l’eccezione dei consiglieri Lanfranco De Franco e Salvatore Scarpino, che si sono astenuti). Alla fine l’ordine del giorno è stato bocciato di misura, grazie all’arrivo a dibattito inoltrato del consigliere Pd Federico Montanari, altrimenti la votazione si sarebbe chiusa in parità. Il risultato non sarebbe cambiato, ma avrebbe evidenziato ulteriormente le divergenze non solo in Giunta e nel gruppo consiliare ma tra gli stessi sindaci reggiani su questo tema.

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