I sindaci: «Mai più devono accadere tragedie come questa»
Valter Montecchi, sindaco di allora, e Gian Luca Rivi ricordano le vittime reggiane della tragedia di Stava e quel drammatico giorno di trent'anni fa
CASTELLARANO. «Mai più!» E’ stata l’escalmazione di Valter Montecchi, che nel 1985 era sindaco di Castellarano e, appena avuta la notizia della tragedia, si recò a Stava per aiutare chi era sopravvissuto.
«Fu una cosa terribile – racconta Valter Montecchi – vedere quel mare di fango. Mentre i soccorritori scavavano, venivano alla luce corpi irriconoscibili».
Come avuto vissuto quei momenti?
«E’ stata una tragedia, e quello che più dispiace è che è stata creata da noi uomini. Per questo è necessario testimoniarla e fare sì che non succedano mai più simili eventi. Come amministrazione comunale e come persone, abbiamo sempre cercato di dare un aiuto, soprattutto morale, ai sopravissuti. Per Roteglia contare dieci morti è stata sicuramente una grande disgrazia». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11782114:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/15/news/sedici-le-vittime-reggiane-dieci-erano-di-roteglia-1.11782114]]
Fin qui la testimonianza dell’ex sindaco Valter Montecchi. Oggi, dopo tre decenni, con il passaggio di una generazione, che cosa rimane della tragedia di Stava?
«Come comune –risponde il sindaco attuale Gianluca Rivi – tutti gli anni il 19 luglio siamo presenti con una delegazione e con il gonfalone per la cerimonia di commemorazione. Quest’anno, essendo il trentennale, ci sarà una ufficialità maggiore, ma è bene sottolineare che, grazie alla fondazione di Stava e a molte iniziative, si mantiene vivo il ricordo di una tragedia che poteva essere sicuramente evitata e che deve essere da monito per tutti, per evitare che si ripeta».
Nel Comune di Castellarano come si ricorda Stava?
«I cittadini di Castellarano e in particolare i rotegliesi sono sempre stati molto vicini e solidali. Dopo Stava, è nato un gruppo escursionistico, vi è un parco a Roteglia dedicato ai caduti e, sul Piastrino, è stata eretta una piccola pieve in ricordo della tragedia. Ogni anno vengono affidate due piccole borse di studio a due studenti delle scuole rotegliesi».
Qual è l’aspetto che la colpisce di più in questa tragedia?
«Se fosse stato un terremoto o un altro evento naturale non prevedibile, forse sarebbe stato più accettabile. Il fatto che la mano dell’uomo sia stata dietro il disastro lascia veramente colpiti. Il lavoro che si è fatto dopo nel campo della sicurezza deve continuare, per impedire che simili eventi segnino la vita di famiglie e comunità intere». (p.r.)
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