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IL TRENTENNALE

La tragedia di Stava, un superstite: "Quell'onda di fango travolse tutto"

Paolo Ruini
La tragedia di Stava, un superstite: "Quell'onda di fango travolse tutto"

Il 64enne di Roteglia Gildo Lanzi - che in Val di Fiemme perse la moglie, la figlia, il padre, la suocera e altri due parenti - rivive la drammatica vincenda nel trentennale del disastro che costò la vita a 268 persone.

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CASTELLARANO. Fra coloro che sono sopravvissuti alla tragedia di Stava (il 19 luglio prossimo ricorrerà il 30esimo anniversario) e che hanno seguito tutto l’iter processuale c’è Gildo Lanzi, 64 anni, di Roteglia. All’epoca aveva 34 anni, e sotto il mare di fango perse la moglie, la figlia, il padre, la suocera e altri due parenti. Si salvò per una serie di coincidenze fortuite assieme al cugino Paolo Lanzi e al suocero Lello Ruozzi, che videro anche le loro famiglie perire. Si risposò alcuni anni dopo.

Cosa accadde quel giorno?

«Il nostro destino è stato quello di non morire coi nostri famigliari in quella giornata».

Quali sono state le circostanze che vi hanno salvato? [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11782114:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/15/news/sedici-le-vittime-reggiane-dieci-erano-di-roteglia-1.11782114]]

«La giornata non era molto bella, c’erano delle nuvole e, invece di fare la solita passeggiata attorno all’albergo, abbiamo pensato di prendere l’auto e andare al passo Manghen, che unisce la Val di Fiemme e la Val Sugana. I nostri famigliari sono voluti rimanere in albergo e noi siamo partiti per il passo. Al ritorno (non era ancora mezzogiorno) abbiamo deciso di fermarci a prendere un aperitivo al bar».

Una cosa normale.

«Di solito non bevo l’aperitivo. Prima d’allora l’avevo fatto solo un paio di volte. Il fatto di aver perso quei 10 minuti ci ha salvati dalla inondazione, perché quando siamo ripartiti e ci siamo avvicinati a Stava abbiamo visto la parte finale della colata di fango che scendeva a valle. Se non ci fossimo fermati, saremmo stati investiti in pieno».

Quale è stata la sua reazione nel momento del disastro?

«Sembra assurdo, ma ho imparato il vero significato dell’aggettivo pietrificato, nel vedere quella distesa immensa di bianco che aveva coperto tutto. Il paese di Stava, la valle, l’hotel dove eravamo... Mi sembrava di essere in un mondo irreale o su una grande spiaggia al mare, e non provavo nulla. Mi sentivo un pezzo di pietra senza emozioni, né negative, né positive. Uno stato d’animo terribile».

Poi che cosa è successo? [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11782140:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/15/news/i-sindaci-mai-piu-devono-accadere-tragedie-come-questa-1.11782140]]

«Dopo qualche mese ho iniziato a cambiare, e per anni ho odiato vedere qualsiasi tipo di violenza, nei film in tv, al telegiornale e nella realtà».

E’ riuscito a vincere anche questo stato d’animo?

«Sì, con il tempo sì. Però ancora oggi cerco di evitare le situazioni di violenza, perché mi fanno stare male».

Dopo la tragedia vi è stato il lungo iter processuale. Quali sono stati i momenti che l’hanno colpita di più?

«Io facevo parte della delegazione che fu ricevuta dal presidente della Repubblica Cossiga, al quale chiedemmo che fosse stata fatta giustizia».

Vi è stata giustizia?

«Nel penale i tempi sono stati relativamente veloci, perché nel 1989 vi è stata la prima sentenza. In questa sentenza l’aspetto positivo è stato che i giudici hanno accolto le tesi dei nostri avvocati e hanno ritenuto responsabili tutti quelli che hanno realizzato i bacini fin dalla costruzione del primo lago di decantazione, che non doveva essere costruito in quel luogo. Per quanto riguarda invece le sentenze di condanna. vi sono state tantissime persone che sono state stralciate dal processo e, alla fine, sono stati colpiti solo gli esecutivi».

Dopo il penale, è partito il processo civile.

«Un iter lungo e terribile per noi, durato ben 11 anni».

Che cosa non è andato, oltre alla lentezza cronica della giustizia, soprattutto civile?

«Non fu un unico processo civile ma diverse cause. Noi di Roteglia eravamo insieme alle Acli di Milano con le vittime di quella città. Durante il processo il pool di avvocati che avevamo designato voleva fare un accordo con la controparte senza arrivare a sentenza. Questo noi non lo volevamo e allora li abbiamo ricusati».

Il risultato?

«Ci hanno denunciati perché, secondo loro, non abbiamo rispettato il contratto che avevamo sottoscritto».

Come è finita? [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11782131:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/15/news/la-tragedia-di-stava-le-cerimonie-per-il-trentennale-1.11782131]]

«Per chiudere la pratica abbiamo dovuto pagare 150.000 euro in un accordo fra le parti. Intanto avevamo nominato altri avvocati e, alla fine, si è arrivati ai risarcimenti».

Troppo tempo e troppa burocrazia?

«Sì. Da quello che so, tante famiglie hanno avuto problemi economici molto gravi, perché hanno avuto, oltre al lutto, anche la perdita di chi portava a casa lo stipendio, e non è giusto che si debbano aspettare decine d’anni per avere un risarcimento. Gli ultimi sono stati pagati nel 2004».

La Fondazione di Stava, nata per ricordare la tragedia, sta facendo tantissime iniziative. In che rapporti siete?

«Molto buoni. Quest’anno abbiamo organizzato un’escursione con il Gers (Gruppo escursionisti di Roteglia-Stava), proprio a Stava, e avevamo come guida dei responsabili della Fondazione. Spesso partecipiamo alle loro commemorazioni. Quest’anno c’è un programma molto ricco, con mostre fotografiche che saranno esposte al Parlamento europeo e nel nostro Parlamento; la presentazione di un libro e tante altre iniziative che si possono vedere sul sito internet».

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Che cosa è stato fatto a Roteglia per non dimenticare una tragedia causata dalla negligenza degli uomini?

«Da 30 anni 2 studenti delle scuole rotegliesi che si sono distinti vengono premiati con una piccola borsa di studio di circa 300 euro».

Come viene finanziata questa borsa di studio riservata ad un alunno della quinta elementare e della terza media?

«I cittadini di Roteglia avevano raccolto fondi da destinare alle famiglie colpite. Dopo una riunione fra tutti i famigliari interessati, abbiamo pensato di utilizzare questi soldi per fare un fondo da destinare a due piccole borse di studio. Un fondo che poi è stato finanziato anche con una parte dei soldi avuti per i risarcimenti dopo il processo civile».

Oltre alle borse di studio?

«La fondazione del gruppo escursionistico Gers per ricordare tutti gli amici morti che amavano la montagna e la natura. Ora il gruppo sta vivendo un momento di crisi per il ricambio generazionale, in quanto l’età va dai 40 ai 70; avremmo bisogno di giovani che abbiamo voglia fare escursioni in montagna.

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Poi la costruzione della piccola pieve sul Piastrino, un parco a Roteglia vicino al cimitero. E ogni tanto qualche iniziativa culturale per ricordare la tragedia di Stava».

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