Oggi sciopero di otto ore alla ditta Corghi
Correggio: sindacati e lavoratori protestano contro la minaccia di trasferire un reparto in Croazia
CORREGGIO. Scatta ufficialmente nella giornata di oggi lo sciopero alla Corghi spa, storica azienda dell’automotive, dopo la scelta da parte dell’azienda, da quanto riferiscono i sindacati, di offrire ai lavoratori welfare aziendale in cambio di salario strutturale, pena la delocalizzazione. Come anticipato dalla Gazzetta, il reparto produttivo interessato dal trasferimento in Croazia è lo smontagomme pesante, che impiega oltre 20 dei 525 lavoratori dello stabilimento di Correggio. I lavoratori coinvolti però potrebbero essere di più. A incrociare le braccia per 8 ore saranno però tutti gli stabilimenti e non solo la sede centrale: lo sciopero avrà luogo anche in via Modena all’ex Sice, a Prato di Correggio e a Pieve Fosciana, Lucca, dove operano un centinaio di addetti. La mobilitazione prevede un presidio davanti alla sede centrale e un corteo che muovendo verso il centro storico accompagnerà una delegazione incaricata di incontrare il sindaco.
Alla Corghi i problemi ebbero inizio nel gennaio 2014 quando l’azienda dichiarò di avere il problema del costo del lavoro e una cinquantina di esuberi tra i livelli più alti, ridotti poi a 25. «In quella fase e fino a due settimane fa, la Fiom fece diverse proposte chiedendo di discutere di costi industriali e organizzazione del lavoro – spiega Davide Mariotti, funzionario Fiom che ha seguito la trattativa – di efficienza e produttività davanti alle quali l’Azienda ha sempre sostenuto di non avere margini di miglioramento da implementare. Fino a quando nei primi mesi del 2015 ci hanno ufficializzato il ricatto: o convertite i salari o il progetto di delocalizzazione del surplus di produzione smontagomme camion in Croazia prosegue».
La volontà di trovare una soluzione diversa a quella proposta dall’azienda sfuma in questo modo. «Siamo davanti a un doppio livello di intervento: lo smantellamento del Ccnl da una parte e la sostituzione degli aumenti salariali a livello aziendale con welfare di natura privatistica – commenta Sergio Guaitolini, segretario Fiom provinciale - Interventi che rischiano, in prospettiva, di diventare non “integrativi” ma “sostitutivi” di quello che è welfare pubblico e che magari sono gestiti dagli stessi imprenditori che hanno partecipazioni nelle imprese che erogheranno quei servizi, guadagnandoci due volte». (s.a.)
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