Sedici le vittime reggiane, dieci erano di Roteglia
La tragedia di Stava: il 19 luglio 1985 la rottura di due bacini di decantazione causò 268 vittime: la massa fangosa scese a valle a 90 chilometri orari e spazzò via tutto
CASTELLARANO. Sono passati trent’anni, ma la memoria è ancora viva sulla tragica fine delle 268 persone morte per la rottura di un bacino utilizzato per lavare i minerali di una miniera. La tragedia è quella di Stava, nella quale perirono 16 reggiani che erano in vacanza, fra cui dieci abitanti di Roteglia.
L’elenco dei morti reggiani è il seguente: Giorgio Panisi, 8 anni, di Fabbrico; Alda Mariotti in Panisi, 44 anni, di Fabbrico. Da Roteglia: Rossella Ruozzi in Lanzi, 28 anni; Lucia Lanzi, 8 mesi; Wilma Prati in Ruozzi, 56 anni; Lidia Ori in Lanzi, 25 anni; Matteo Lanzi, 4 anni; Renzo Lanzi, 66 anni; Giacomino Tosi, 47 anni; Fausto Bondioli, 39 anni; Valentino Palladini 47 anni; Adriano Tonelli, 43 anni. Andrea Ruggeri, 60 anni di Cadelbosco Sopra; Luigi Romano Terenziani, 41 anni, e Romana Grisanti, 37 anni, di Villa Cella; Rinaldo Grisanti, 75 anni di Bibbiano. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11782049:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/15/news/la-tragedia-di-stava-un-sopravvissuto-quell-onda-di-fango-travolse-tutto-1.11782049]]
Erano le 12.22’55” del 19 luglio 1985 quando un fiume di fango si formò improvvisamente per la rottura di due bacini di decantazione. I due bacini erano sovrapposti ed erano stati costruiti per la lavorazione della fluorite della miniera di Prestavèl, in località Pozzole, nel Comune di Tesero, nella Valle di Stava, L’immensa colata di fango piombò a valle distruggendo il paese di Stava e parte dell’abitato di Tesero. La massa fangosa composta da sabbia, limi e acqua scese a valle alla velocità di quasi 90 chilometri orari e spazzò via persone, alberi, abitazioni e tutto quanto incontrò, fino a raggiungere la confluenza con il torrente Avisio, che solca la valle di Fiemme. Lungo il suo percorso causò morte e distruzione.
Dal sito che ricorda la tragedia, oltre ai 268 morti e ai 20 feriti, vengono elencati i beni materiali distrutti: tre alberghi, 53 case, 6 capannoni. Otto ponti furono demoliti e 9 edifici gravemente danneggiati. Uno strato di fango tra i 20 e i 40 centimetri ricoprì un’area di 435 mila metri quadrati, per una lunghezza di 4,2 chilometri. Dalle discariche fuoriuscirono circa 180 mila metri cubi di materiale, ai quali si aggiunsero altri 40-50 mila metri cubi provenienti da processi erosivi, dalla distruzione degli edifici e dallo sradicamento di centinaia di alberi.
Il procedimento penale si è concluso nel 1992 con la sentenza definitiva di condanna di 10 imputati, giudicati colpevoli dei reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Il risarcimento del danno per complessivi 133 milioni di euro, è stato liquidato in via transattiva nel 2004 da Edison, Eni-Snam, Finimeg e Provincia Autonoma di Trento.
La catastrofe della Valle di Stava è stato uno fra i più gravi disastri avvenuti al mondo per il crollo di discariche di miniere. (p.r.)
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