Seta, i modenesi fanno guerra ai Minibù
Braccio di ferro per far chiudere i battenti a Til, che gestisce il servizio, da sempre in attivo. Sul piatto la nomina di Badalotti
REGGIO EMILIA. Un aut-aut. La chiusura di Til in cambio della nomina del suo attuale amministratore, Roberto Badalotti, nel ruolo di ad di Seta. Un vero braccio di ferro, che riaccende una partita da anni mai sopita. Almeno dal 2012, anno dell’aggregazione delle aziende di trasporto pubblico di Modena, Reggio e Piacenza. È Til uno dei principali motivi del contendere fra i soci modenesi e quelli reggiani per il rinnovo del cda dell’azienda del trasporto pubblico locale.
Una fusione a freddo lanciata tre anni fa in grande stile. Ma dalla quale la stessa Til – società pubblica al 100% reggiana che gestisce i minibù e una piccola parte del servizio extraurbano – è stata per volontà di Reggio a suo tempo tenuta fuori. Non senza pesanti malumori, che ora si ripropongono di fronte alle pressanti richieste modenesi sulle rendicontazioni dei singoli bacini dell’azienda del trasporto pubblico locale, che il 23 luglio presenterà il suo bilancio. È stato nel corso delle lunghe trattative che condussero alla nascita di Seta che si ipotizzò la nomina di Badalotti nel ruolo di amministratore delegato. Un modo pensato dalla scorsa amministrazione regionale per far confluire Til in Seta senza creare fratture fra i soci, segnando un nuovo passo verso una grande azienda unica regionale del trasporto pubblico. Progetto poi accantonato. Til è rimasta nel campo, vissuta da Seta come una vera spina al fianco.
Il motivo? Con i suoi Minibù, Til copre a Reggio 670 dei circa nove milioni di chilometri di trasporto pubblico, ponendosi in diretta concorrenza anche con consorzi privati che ottengono da Seta contratti di subappalto. Gestiti direttamente da Seta, infatti, a Reggio sono circa 5,7 milioni di chilometri. Un dualismo che si ripropone politicamente anche in questi giorni: da un lato il sindaco e presidente della Provincia di Modena, Giancarlo Muzzarelli, che chiede per conto dei modenesi processi di integrazione o chiusura delle partecipate degli altri soci che operano nel trasporto pubblico. Da un altro lato, l’assessore alla Mobilità, Mirko Tutino, che ha difeso Til a spada tratta, definendola «un bene comune» e sottolineando il fatto che i Minibù «rappresentano l’unico servizio che in questi anni è stato apprezzato dalla popolazione in maniera unanime».
A far gola agli altri soci Seta, c’è un tesoretto in capo alla società pubblica reggiana composto non solo da un capitale sociale di 2,2 milioni di euro e di un patrimonio netto di 3,3milioni. Ma anche da un’attività diversificata che spazia dagli scuolabus fino alla gestione dei parcheggi, con ricavi consolidati negli anni. Un piccolo “impero” sempre in attivo, gestito dal 1999 – anno della nascita – dallo stesso Badalotti, che ora vede la strada sbarrata verso il cda di Seta proprio in conseguenza dell’attività della sua “creatura”.
A metter la parola fine alla contesa, sarà molto probabilmente la mediazione del nuovo assessore regionale, Raffaele Donini, che comunque dovrà tenere conto di ipotetici profili di incompatibilità per la nomina in Seta di Badalotti, previsti dalla Severino.
Norme che delineano un percorso ancora più in salita per portare il candidato reggiano a capo del cda dell’azienda di trasporto. Decisioni rimandate a settembre, con la proroga di Odorici votata dai modenesi, con una trattativa giocata sullo sfondo di due fondamentali appalti per la mobilità reggiana: il nuovo contratto di servizio del trasporto pubblico e il piano sosta comunale, gestito finora proprio da Til.
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