«Il Lambrusco va imbottigliato solo qui»
Regolo Medici dell’omonima azienda: «L’esempio da seguire è il Prosecco, la sua produzione è sempre restata a Treviso»
REGGIO EMILIA. Anche la casa vinicola Ca’ de’ Medici di Cadè ha partecipato, assieme a diverse cantine locali, alla visita all’expo organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini Reggiani. Con Regolo Medici abbiamo avuto modo di parlare del nostro vino e delle sue opportunità.
Medici, quale futuro vede per il Lambrusco ?
«Sono anni che mi sto battendo all’interno dei consorzi sostenendo la tesi che le industrie imbottigliatrici locali e la produzione non debbano scontrarsi ma guardare allo stesso fine, cioè alla valorizzazione, a tutti i costi, del territorio usando tutte le armi possibili per far capire ai mercati che il Lambrusco si produce, si controlla e si imbottiglia solo da noi. Per me questa è l’unica strada per far sì che il nostro vino sia percepito come una cosa seria».
Ma non sono già stati fatti passi importanti?
«Nel breve periodo sembrano di aiuto soluzioni come le cisterne di Lambrusco Igt frizzantato e attualmente spedite per essere imbottigliate dappertutto ed anche all’estero. All’estero però il nostro piano dei controlli tecnicamente non può agire e questo può dare adito ad iniziative che alla lunga possono affossare l’immagine del nostro prodotto, Doc compreso, il quale rischia di essere percepito a livello mondiale come “il solito Lambrusco, vino dolce e a basso prezzo».
Una lotta ad armi impari ?
«Le mie tesi possono sembrare di parte e dare l’impressione che noi imbottigliatori di zona non vogliamo concorrenti. Non è così. Noi siamo qui da generazioni a promuovere il Lambrusco ovunque. E ben venga la concorrenza purché questa venga ad investire qui nei territori di Reggio e Modena. Porterebbe senz’altro soldi, lavoro, sviluppo e contribuirebbe a diffondere l’immagine del territorio che i Francesi con tanto orgoglio difendono e chiamano il “Territoire»”.
Diversamente ?
«Se diamo a tutti la possibilità di fare quello che vogliono col nostro prodotto a casa loro, una volta finita la richiesta, ti salutano e ti lasciano con un pugno di mosche in mano, senza aver costruito niente qui da noi».
Quello che serve è un sistema efficiente come quello del Prosecco ?
«Faccio un esempio. Anni fa una importante azienda tedesca, un volume di vendite di 200 milioni di bottiglie di spumante, provò ad imbottigliare Prosecco in Germania. Fu subito stoppata tanto da venire in Italia a comprare una nota e prestigiosa casa vinicola. La produzione del Prosecco dell’azienda tedesca è rimasta a Treviso, controllata e difesa nel territorio».
Un caso particolare?
«Quest’anno in Inghilterra hanno provato a vendere in alcuni locali Prosecco in fusto alla spina come la birra. Sono stati immediatamente diffidati ed obbligati a sospendere questa pratica. Anche questo è un esempio di difesa del territorio che unita ad un buon prodotto ha portato in alcuni anni al fenomeno mondiale del Prosecco.
E noi del Lambrusco?
«Negli ultimi anni nella nostra zona, tutti assieme, abbiamo fatto sforzi notevoli, dotandoci di sistemi moderni in vigna e di nuove tecnologie in cantina, che hanno portato un grande miglioramento qualitativo dei nostri Lambruschi. Siamo pronti con prodotti eccellenti e naturalmente frizzanti. E’ adesso che occorre guardare con lungimiranza ed intelligenza al futuro, in un momento in cui il fenomeno frizzante è di moda».
Expo in tutto questo può servire ?
«Expo è senz’altro servito per cercar di muovere un po’ di lavoro in tempi di magra ma in concreto credo che serva di più a noi Italiani per vedere uno scorcio delle altre nazioni. Ca’ De’ Medici e Caprari, un secondo marchio dell’azienda reggiana, fa molte azioni commerciali in giro per il mondo, io da domani per esempio sono negli Usa per due settimane in giro con importatori, poi ci sono tante fiere specialistiche del settore vino. Solo negli ultimi tre mesi Dusserdolf, Verona e Bordeaux dove sono presenti tutti gli operatori di settore. E’ capitato che con qualche cliente si sia fatto un giro all’Expo ma più per curiosità che altro. Il padiglione vino di Expo, voluto e gestito da Vinitaly forse come atto dovuto, non è brutto ed è comunque importante dare visibilità anche al prodotto vino in più palcoscenici possibili».
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