Reggiane: una storia che non si può rottamare
Presentata la mostra fotografica che si inaugura martedì alla Camera del Lavoro L’archivio, attualmente dislocato in tre sedi, troverà posto al capannone 18
REGGIO EMILIA. Una mostra fotografica che documenta cosa resta delle Reggiane, luogo simbolo della città e della storia industriale dell’Italia. Un’occasione per interrogarsi su come recuperare e valorizzare un luogo della memoria, dove sono stati sfornati aerei e treni all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e dove sono state scritte pagine significative della storia del movimento operaio, dagli scioperi del biennio rosso del 1919-20 all’eccidio del 1943, dalla lotta di Liberazione all’occupazione del 1950-51.
“Reggiane, una storia da rottamare?”, del fotografo Angelo Barani, sarà inangurata martedì alle 19 nel cortile della Camera del lavoro di via Roma. In quella occasione ci saranno una serie d’interventi, tra cui quello del direttore della Gazzetta Paolo Cagnan.
Alle 20 sarà proiettato il documentario trasmesso ad aprile da Rai Storia alla presenza della regista Lucrezio Lo Bianco. A fianco degli scatti di Barani, che documentano l’abbandono dei capannoni, ora diventati luogo di rifugio per disperati, saranno esposte anche le foto realizzate dal Gaf, Gruppo artigiani fotografi, durante l’occupazione del 1950.
«La mostra ci offre lo spunto per ragionare sul futuro di questa area - dice Luciano Berselli del Centro studi R60 -. Vogliamo aprire un confronto con tutti su come valorizzare questo luogo, che non può essere banalizzato e consumato, come si voleva fare in passato, prima della crisi, costruendo case o supermercati. Inoltre vorremmo chiedere che la città che ospita Fotografia europea possa valorizzare le centinaia di foto che si trovano alla Panizzi e che furono realizzate dal Gaf».
Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico, martedì farà il punto sull’immenso archivio recuperato alle Reggiane e sull’utilizzo futuro. «Il materiale messo in fila occuperebbe uno scaffale di 2,5 chilometri. C’è di tutto. Cartelle personali di migliaia di operai, disegni degli aerei in scala 1:1, documenti contabili, le relazioni dei tedeschi durante l’occupazione e tanto altro».
Grazie a una convenzione tra Comune, Istoreco, Sovrintendenza, Unimore e Iren l’archivio, ora dislocato in tre sedi, sarà esposto e fruibile nel capannone 18, a fianco del Tecnopolo. «Sarebbe bello che in quei luogo sorgesse un museo - dice Storchi -. In giro ci sono tanti pezzi che sono stati portati fuori dalle Reggiane, come tecnigrafi, timbracartellini, cruscotti dei trattori R60. A Bagnolo c’è un vagone ferroviario prodotto dall’azienda, mentre in Lombardia è finito il locomotore che fino almeno agli anni ’80 era in un parco in viale Umberto I».
Nel momento di massimo splendore nelle officine lavoravano 11
mila persone, quando a Reggio la popolazione era di poco superiore alle 100.000. «Non c’è nessuno che non abbia un parente che vi abbia lavorato - dice Ramona Campari della segreteria Cgil -. La storia di quella fabbrica è la storia della nostra città. Non possiamo rottamarla».
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