«Ci sono 100 mila nutrie, argini a rischio»
Gualtieri, allarmanti i dati diffusi dalla Bonifica. In Emilia hanno provocato danni per 2 milioni di euro
GUALTIERI. Sono oltre 100mila le nutrie che minacciano la stabilità degli argini dei canali. E il numero è in costante aumento. Questo è ciò che risulta da una stima effettuata nei territori del comprensorio del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale. Una situazione diventata insostenibile per i gravi danni riscontrati.
«La pericolosità delle nutrie – spiega Marino Zani, presidente Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale – oltre ai danni provocati nei raccolti, costituisce un fattore di grande minaccia per la stabilità delle sponde e degli argini dei canali consortili in quanto nidifica nelle sponde dei canali creando grosse e pericolose voragini. Riprendiamo l’allarme lanciato da Coldiretti Reggio Emilia – prosegue il presidente – il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, ribadendo che la fauna selvatica, ed in particolare la nutria, costituisce un fattore di grande rischio per la sicurezza idraulica oltre che per l’incolumità di tutti coloro che, per motivi professionali o si svago, percorrono gli argini dei canali di bonifica. Per cui auspichiamo che i piani di controllo e eradicazione delle nutrie vengano al più presto resi operativi».
E Domenico Turazza, direttore Consorzio ha aggiunto: «La bonifica non intende restare passiva di fronte a questa emergenza ed ha pertanto deciso di partecipare ai piani di eradicazione e controllo delle nutrie predisposti dalle province di Reggio Emilia e di Modena, oltre che dal Comune di Moglia, con un significativo contributo alla loro realizzazione».
In Emilia Romagna i danni accertati e risarciti ammontano a 2 milioni di euro, 1,4 milioni dei quali pagati dall’ente pubblico e 600 mila euro dagli Ambiti territoriali di caccia (Atc), ma si tratta solo di una parte dei danni realmente subiti che, secondo stime Coldiretti regionale, ammontano ad oltre 3 milioni. Nella Relazione stilata da alcuni tra i più importanti nomi dell’idraulica, la causa scatenante che ha provocato la tragica rottura dell’argine del Secchia del 18 gennaio 2014 è stata individuata proprio nelle tane degli animali selvatici che hanno ridotto la resistenza del corpo arginale. (m.p.)
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