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«Stava, tragedia evitabile non bisogna dimenticarla»

«Stava, tragedia evitabile non bisogna dimenticarla»

I sindaci di Castellarano, Fabbrico e Cadelbosco Sopra ieri nel paese trentino alla commemorazione della tragedia di 30 anni fa in cui morirono 16 reggiani

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CASTELLARANO. «E’ assolutamente necessario ricordare e mantenere viva la memoria su queste tragedie». Il commento è di Gianluca Rivi, sindaco di Castellarano, sulla tragedia di Stava, avvenuta il 19 luglio di 30 anni fa. Ieri a Stava, frazione del Comune trentino di Tesero, è stata commemorata la tragedia provocata dalla rottura di due bacini di decantazione di una miniera nella zona di Prestavel.

A trent'anni dalla catastrofe di Stava, una delegazione reggiana ha partecipato alle cerimonie commemorative organizzate per ricordare l'immane tragedia. Era il 19 luglio 1985 quando la rottura dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel fecero scaricare oltre 160 mila metri cubi di fango e detriti sull'abitato di Stava. Morirono 268 persone, tra cui 16 reggiani (10 di Roteglia). Ieri una nutrita delegazione – con Gian Luca Rivi, sindaco di Castellarano (il Comune reggiano con il maggior numero di vittime); Maurizio Terzi, primo cittadino di Fabbrico; Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco di Sopra e molti parenti delle vittime – ha reso omaggio alle vittime. La massa di fango composta da sabbia, limi e acqua scese a valle a una velocità di quasi 90 chilometri orari, spazzando via persone, alberi e abitazioni.

«E’ importante ricordare Stava – ha continuato il sindaco Gian Luca Rivi – perché le cause del disastro sono state umane e non naturali. Se un terremoto non è prevedibile, quello che è successo a Stava poteva essere evitato, e mi pare giusto e doveroso continuare a mantenere viva la memoria perché in futuro non avvengano più simili disastri. 268 morti non si possono dimenticare, e anche noi, come Comune, abbiamo sempre cercato di fare e favorire tutte le iniziative per ricordare i dieci cittadini di Castellarano che sono morti».

«Dalla memoria di una tragedia quale fu quella di Stava – ha detto ieri mattina l'arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, durante l'omelia a Tesero – deve nascere un atteggiamento più attento verso il Creato e verso tutte le persone. Quella catastrofe fu segno di morte ed è doveroso non soltanto commemorare, ma portare nel cuore tante sofferenze, cioè ricordare. Conseguentemente si attueranno anche ulteriori buone pratiche».

Debora Serracchiani, vicesegretaria nazionale del Pd: «La tragedia di Stava ci mostra che la durissima lezione del Vajont, come di tutte le altre sciagure simili del passato, non sono servite a cambiare il rapporto dell’uomo con il territorio. Per questo oggi la tutela dell’ambiente deve essere un impegno di tutti, e finalmente diventare una coscienza diffusa oltre che un concreto investimento su una grande risorsa nazionale». (p.r.)

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