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No al consumo di suolo, Reggio fa scuola

No al consumo di suolo, Reggio fa scuola

La variante al Psc in riduzione approvata dal Comune diventerà un progetto pilota a livello regionale

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REGGIO EMILIA. Rigenerazione e recupero di aree ed edifici urbani in disuso. E poi la restituzione all’agricoltura di aree destinate in passato ad essere urbanizzate, con una semplificazione delle procedure e un accorciamento dei tempi decisionali da parte della Pubblica Amministrazione. Saranno i piloni portanti della nuova legge di pianificazione territoriale che la giunta regionale guidata da Stefano Bonaccini intende approvare entro metà 2017. Un percorso che ripercorrerà quello avviato per primo dal Comune di Reggio, e che porterà 135 ettari destinati a essere edificati a tornare terreno agricolo produttivo.

Un orientamento quello della giunta regionale che inverte la filosofia seguita fino ad ora in Emilia-Romagna, che ha portato negli anni scorsi a “far scomparire” ogni anno decine di chilometri quadrati di territorio agricolo. Tanto che facendo la somma (per difetto) di tutte le aree già inserite nei diversi piani di sviluppo dei Comuni emiliani, nei prossimi anni altri 254 chilometri quadrati di territorio dovrebbero essere occupati da nuovi edifici e strade.

«Ma non sarà così, perché non ce lo possiamo permettere», sostiene l’assessore regionale alla Pianificazione Territoriale, Raffaele Domini, intervenendo al Tecnopolo alla Conferenza di pianificazione per la presentazione della variante al Psc in riduzione approvata dal Comune. Un incontro nel quale l'assessore comunale alla Rigenerazione Urbana, Alex Pratissoli, ha illustrato come si è mosso il capoluogo in accordo con i proprietari delle aree precedente urbanizzate, facendole tornare terreno agricolo a tutti gli effetti. Per Donini, «un progetto pilota» a livello regionale. L’assessore regionale ha poi fatto sapere che è intenzione della giunta arrivare a metà 2017 a una nuova legge «che superi quella in vigore e che, fermo restando le scelte per le infrastrutture e gli investimenti stranieri, si basi su recupero e rigenerazione urbana, anche attraverso l’utilizzo di incentivi, la restituzione di territorio all'agricoltura, una maggior attenzione alla qualità del progetto, a partire dall’efficientamento energetico, una semplificazione delle procedure e dei livelli decisionali e un accorciamento dei tempi». Tutto ciò lasciando le scelte strategiche e nelle mani della Regione e alle Provincie, e agli enti che le sostituiranno, gli strumenti di gestione del territorio. (r.f.)

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