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Rubata la croce che ricorda la strage di Ca’ de Caroli

Rubata la croce che ricorda la strage di Ca’ de Caroli

SCANDIANO. Non c’è pace per la croce che ricorda i morti della fornace di Ca’ de Caroli. Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia a Reggio; Elena Diacci, capogruppo di Forza Italia a Scandiano;...

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SCANDIANO. Non c’è pace per la croce che ricorda i morti della fornace di Ca’ de Caroli. Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia a Reggio; Elena Diacci, capogruppo di Forza Italia a Scandiano; Luca Tadolini, presidente del Centro studi Italia denunciano l’ennesimo atto vandalico nel confronto del piccolo monumento che ricorda il luogo dove i partigiani comunisti, sul finire della seconda guerra mondiale, uccisero alcuni scandianesi. Un periodo ancora oscuro, in cui vendette, morti inutili e tragiche funestarono la vita di molte famiglie e su cui si è sempre cercato di stendere un velo di silenzio e di oblio. Questa volta la croce è stata abbattuta e rubata . E’ la quarta volta in poco più di sei anni che il simbolo che ricorda la strage viene distrutto. Uccisioni che furono denunciate anche da Giorgio Morelli, partigiano delle Fiamme Verdi, in una serie di inchieste fatte subito dopo la seconda guerra mondiale. Per gli esponenti del centrodestra scandianese è arrivata l’ora che l’amministrazione comunale di Scandiano prenda una posizione netta di condanna per chi commette questi gesti e che venga riconosciuta a livello ufficiale la figura del partigiano bianco Giorgio Morelli, ricordato ad Albinea e Reggio e che ha perso la vita per aver denunciato le stragi dei partigiani rossi, in particolare quella perpetrata a Scandiano, dove molte persone vennero prelevate da casa e i loro corpi non furono mai più ritrovati perché vennero bruciati con tutta probabilità nella fornace di Ca’ de Caroli. La croce che questa volta è stata rubata ricorda la memoria di Riccardo Colli, Nello Ganassi, Pietro Lasagni detto Nanni di 15 anni, Guglielmo Mattioli, Giuseppe Montanari, Riziero Prati e Bice Sacchi, oltre ai coniugi Alfonso Rossi e Matilde Spadoni. I nomi sono stati ricavati dall’inchiesta pubblicata sul giornale “La Nuova Penna” nel maggio 1946 da Giorgio Morelli. Inchiesta che partì per far luce sulla sparizione dei coniugi scandianesi Alfonso e Matilde Rossi, rapiti ed uccisi dai partigiani comunisti il 1° gennaio 1945. I corpi, secondo il racconto di Morelli ricostruito sulla “Nuova Penna”, furono gettati nella Fornace di Ca’ de Caroli . Lui era il nipote dei coniugi Rossi, e la ricerca della verità su quelle morti furono la causa di un attentato in cui perse la vita poco dopo aver pubblicato le sue ricerche. (p.r.)

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