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REGGIO EMILIA

Eccidio delle Reggiane, «Ricordo quell’ufficiale, uccideva con il mitra»

di Adriano Arati
Eccidio delle Reggiane, «Ricordo quell’ufficiale, uccideva con il mitra»

Il partigiano Delinger alla commemorazione dell’eccidio delle Reggiane Il 28 luglio ’43 furono ammazzate nove persone, fra le quale una donna incinta

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REGGIO EMILIA. «Una memoria del territorio, della nostra storia, non può esistere senza una memoria dei luoghi. Per questo tranquillizzo tutti, le Reggiane continueranno a far parte della nostra storia e del nostro territorio». Si è chiusa con l'assicurazione del vicesindaco Matteo Sassi sul futuro dell'enorme complesso di via Agosti, il ricordo dell'eccidio delle Reggiane del 28 luglio 1943 andato in scena all'ingresso del Tecnopolo. Una commemorazione dedicata alla mobilitazione degli operai dell'azienda, che quel giorno manifestarono per chiedere la pace dopo la caduta di Mussolini, come migliaia di lavoratori in tutta Italia.

La reazione del governo Badoglio fu violentissima, e a Reggio nove persone vennero uccise dalle raffiche dei bersaglieri, con precisi ordini al riguardo. Nove o meglio «dieci, perché Domenica Secchi, la ragazza morta, era incinta, portava dentro di sè una vita», ha ricordato nel suo applauditissimo intervento Livio Piccinini, il partigiano Delinger, operaio cavriaghese che partecipò alla manifestazione e vide i compagni cadere davanti a sè. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11853158:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/07/29/fotogalleria/reggio-emilia-commemora-le-vittime-dell-eccidio-del-luglio-1943-1.11853158]]

Dopo gli interventi di Sassi, del presidente della Provincia Giammaria Manghi e di Giorgio Uriti, segretario generale aggiunto Fim Cisl Emilia centrale, Piccinini ha concluso parlando di speranza, ma anche di necessità di impegno: «Settantadue anni dopo, se succedesse la stessa cosa, sarei pronto a riscendere in piazza. Ricordo che i soldati non volevano spararci, sparavano in aria, poi l'ufficiale ha preso una mitragliatrice e colpì i miei compagni. Possono raccontarmi quel che vogliono, ma io c'ero. E ricordo anche come fermammo un dirigente dell'azienda che voleva prendere un mitra e sparare all'ufficiale: se lo avesse fatto, la reazione sarebbe stata ancora più violenta». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11848909:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11848909:1649484604/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Una conclusione intensa per la cerimonia iniziata davanti alla lapide per i caduti, quella lapide che nei giorni scorsi ha fatto discutere: non si trova nel luogo dell'eccidio, ma all'esterno del Tecnopolo, spostata per preservarla. Le parole spese ieri da Sassi sulla struttura parlano della volontà di valorizzare questo «pezzo di storia».

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