reggio
cronaca

La denuncia: «Neonata morì per la diagnosi tardiva»

Reggio Emilia, la gestante alla 22esima settimana venne colpita da appendicite. I legali: «Quando i medici intervennero era peritonite»


30 luglio 2015 di Elisa Pederzoli


REGGIO EMILIA. La piccola Giulia Albertini venne alla luce alla 22esima settimana, ma non sopravvisse. Morì 5 giorni dopo la nascita. Ora la famiglia chiede giustizia accusando l’ospedale Santa Maria Nuova di essere responsabile di quella vita spezzata. «I medici – spiega l’avvocato Giuseppe Pagliani, che rappresenta i genitori – non riconobbero in tempo l’infiammazione acuta dell’appendicite alla madre, tanto che si trasformò in peritonite e richiese un taglio cesareo d’urgenza». E dopo la causa civile, avviata nel 2011 e tutt’ora in corso, ora la famiglia ha presentato un esposto alla procura perché apra anche un procedimento penale.

La vicenda risale al giugno del 2009. Quando la donna - all’epoca 37enne e alle 22esima settimana di gestazione – si recò in ospedale perchè aveva vomito e forti dolori. Secondo i tre periti incaricati dalla famiglia - i medici Marina Di Clemente, Claudio Castellini, Mirco Corrado – non ci sarebbe stata una tempestiva diagnosi. Al punto che l’appendicite si trasformò in peritonite purulenta. E ci sarebbe un nesso causale tra la mancata tempestiva diagnosi corretta e la morte della piccola Giulia.

Perchè il parto dovette avvenire pre-termine quando le condizioni della mamma erano a sua volta gravi. Il 21 giugno del 2009, la piccola venne alla luce. Il 26 giugno successivo, purtroppo, il suo cuoricino cessò di battere. La perizia della famiglia ha stabilito che lo stato di prematurità era grave e che la bambina morì dopo diverse gravi complicanze.

«Oltre cinque anni fa, questa famiglia da noi tutelata ha dovuto assistere inerte alla morte della piccola Giulia a causa di gravi errori e omissioni diagnostiche compiute dai medici del reparto di Ginecologia e ostetricia – sono le dichiarazioni degli avvocati Giuseppe Pagliani e Gianluca Dallari - Tre medici specialisti incaricati dal nostro studio, hanno valutato il comportamento dei sanitari dell’Arcispedale e, concordemente, sono giunti alla conclusione che la morte della bambina si sarebbe potuta evitare se i medici che hanno avuto in cura la madre non avessero errato l’inquadramento diagnostico dei sintomi molto comuni di appendicite riportati dalla paziente e fossero intervenuti tempestivamente evitando così che l’appendicite si trasformasse nella peritonite purulenta che ha irreversibilmente condizionato l’evoluzione della vicenda clinica portando al parto pretermine e alla morte di Giulia dopo soli 5 giorni di vita».

«La totale chiusura nelle trattative dimostrata dall’Arcispedale Santa Maria Nuova che, successivamente al provvedimento di amministrazione coatta dell’assicurazione Faro Assicurazioni, ha tenuto un atteggiamento ben poco dialogante ha obbligato la famiglia e i difensori a depositare al limite del termine di prescrizione la denuncia querela per lesioni gravissime e omicidio colposo» concludono i legali.

Intanto, sta andando avanti il processo civile dove l’ospedale, rappresentato dall’avvocato Franco Mazza, pone all’attenzione del giudice perizie che invece scagionano da ogni responsabilità i medici coinvolti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.