Reggio, due imprese su tre puntano sull’innovazione
Nel 2014 il 60% delle aziende regionali scommette su elementi innovativi Ma nella nostra provincia sono presenti ancora ditte senza un sito internet
REGGIO EMILIA. Il 69,4% delle imprese reggiane nel 2014 n ha introdotto almeno un elemento a livello di innovazione. Il 16%, invece, è sprovvisto di un sito internet. È quanto emerge dall’analisi dei dati del Rapporto regionale 2014 sull’innovazione, promosso da Unioncamere Emilia-Romagna con la collaborazione tecnica del Cise (azienda speciale della Camera di commercio di Forlì-Cesena) e Camere di commercio della regione. L’indagine è stata realizzata tramite un questionario strutturato sottoposto a un campione di 1.622 imprese emiliano-romagnole, assai significativo rispetto al PIL totale regionale, con una rappresentatività di oltre 1/4 del prodotto interno lordo totale
A livello regionale, il 60% di imprese presenti in Emilia-Romagna ha introdotto un’innovazione nell’ultimo triennio. Alta anche la quota di aziende che operano su prodotti e filiere hi-tech. I settori economici maggiormente rappresentati nel campione sono, in linea con la realtà economico-produttiva regionale, la meccanica (16,3% dei casi), la metallurgia (15,3%), l’agro-alimentare (13,8%), il commercio (11,6%) e l’altro manifatturiero (10,6%). Con l’Osservatorio Innovazione 2014 si è estesa per la prima volta l’indagine anche al macro-settore dei servizi: sono state intervistate oltre 400 imprese del terziario, operanti per lo più nel commercio e nel comparto del turismo. «Questa edizione dell’indagine ha coinvolto imprese più strutturate, ritenute potenzialmente terreno più fertile per la realizzazione di innovazione - spiega Valerio Vanelli, docente all’Università di Bologna e curatore del Rapporto - In altre parole, si è voluto andare ad analizzare il fenomeno dell’innovazione nei contesti in cui è più alta la probabilità che si manifesti: i risultati hanno infatti mostrato che l’innovazione viene più di frequente introdotta dalle imprese più strutturate, di maggiori dimensioni».
Guardando all’ultimo triennio, il 39,1% delle imprese intervistate dichiara di non avere introdotto alcuna innovazione negli ultimi tre anni (dato in miglioramento, rispetto al 53,6% del 2013 e al 58,0% del 2012, pur tenendo conto della ridefinizione del campione, costituito da imprese più strutturate e più inclini all'introduzione di innovazione).
Dunque, oltre il 60% delle imprese dichiara di aver innovato: di queste, il 21,5% ha introdotto innovazioni di prodotto e una percentuale pari al 18% innovazioni di processo, in entrambi i casi di tipo incrementale. Innovazioni radicali hanno riguardato una quota minore di casi: il 9,7% per innovazioni di prodotto e il 5,5% per quelle di processo.
Il settore maggiormente innovativo risulta quello dell’elettricità e dell’elettronica (appena il 16,7% di imprese non innovative), seguito dalla meccanica (30,0%) e dalla chimica/farmaceutica (32,0%).
«Una relazione nitida emerge con riferimento al grado di apertura al mercato internazionale dell'impresa - sostiene Valerio Vanelli - fra le imprese con mercati di sbocco collocati esclusivamente a livello locale non ha innovato oltre la metà dei casi (51,1%), mentre fra quelle con un maggior grado di apertura, che presentano dunque tra i propri clienti soggetti collocati in paesi esteri del mercato globale, la percentuale scende al 21%. Si può ritenere che la relazione tra grado di internazionalizzazione dell'impresa e innovazione realizzata sia di tipo bi-direzionale. Dall'analisi dei dati dell'Osservatorio emerge che tra le imprese che hanno introdotto almeno un'innovazione nell'ultimo triennio il 38,4% ha accresciuto le proprie esportazioni mentre fra le imprese non innovative quelle che hanno aumentato le proprie esportazioni sono il 26,9%».
Dopo la flessione degli ultimi anni, i dati segnano una positiva, seppur debole, inversione di tendenza anche sul fronte investimenti tecnologici. Il 16,5% delle imprese (contro 12,7% registrato nel 2013) dell’Emilia-Romagna ha proceduto all’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature. Seguono gli investimenti effettuati nell'area informatica: acquisto di nuovo software (11,1%) e di nuovo hardware (6,8%). Secondo otto imprese su dieci, il principale ostacolo all’innovazione è l'eccessiva pressione fiscale.
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