Annullata l’interdittiva antimafia alla ditta dei fratelli Iembo
Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar riamettendola alla white list Una grana per Iren e Comune di Reggiolo che avevano revocati gli appalti
REGGIO EMILIA Giovanni Iembo aveva subito un tentativo di estorsione consumato dal clan Arena per la cessione ad altri di alcuni lavori di urbanizzazione. Salvatore Iembo, invece, era stato intercettato in una conversazione telefonica registrata nel 2007 fra persone alle quali si ascrive l'appartenenza ad associazioni malavitose di matrice ’ndranghetista.
Prima ancora, era il 2002, c’era stato un contratto di compravendita di terreno nel 2002 in favore di Benito e Gerardo Muto, ai cui fratelli Antonio e Cesare sono stati collegati presunti rapporti con cosche malavitose. Un quadro preoccupante sotto il profilo investigativo, che aveva portato all’emissione di un’interdittiva antimafia firmata dall’allora prefetto di Reggio, Antonella De Miro, che aveva portato all’esclusione della Fratelli Iembo di Gualtieri dalla white list. La ditta di Salvatore, Giovanni e Giuseppe Iembo aveva perso l’affidamento di due appalti: uno con il comune di Reggiolo (per l’asfaltatura di via Volta) e una con Iren Emilia (lavori di manutenzione di impianti ed edifici).
I fratelli Iembo erano ricorsi alle carte bollate, presentando nel giugno del 2014 un ricorso al Tar per l’annullamento dell’interdittiva e il riottenimento dei lavori per i quali avevano vinto le relative gare. I giudici del tribunale amministrativo di Parma avevano respinto il ricorso giudicato in parte irricevibile e in parte inammissibile.
I giudici del Tar, infatti, mettevano in chiaro che di fronte all’interdittiva antimafia - e al verbale del gruppo interforze allargato alla partecipazione del Girer, al Servizio analisi criminale-Gruppo interforze ricostruzione Emilia Romagna - c’era poco da fare e la risoluzione dei contratti era legittima anche in base ai principi dell’antimafia.
La ditta di Gualtieri, però, è ricorsa successivamente ai giudici del Consiglio di Stato di Roma, che pochi giorni fa hanno accolto la nuova istanza della Fratelli Iembo, ribaltando la sentenza di Parma parlando di «eccesso di potere» rispetto alle risultante dell’antimafia. Un precedente che farà certamente discutere nella storia della lotta alle mafie a Reggio Emilia e non solo. La camera del consiglio di Roma ha reso inefficace l’interdittiva e, a cascata, le risoluzioni dei contratti in corso tra la Iembo con Iren e il comune di Reggiolo. Secondo la sentenza, infatti, il pericolo di infiltrazione mafiosa si riferisce a fatti datati nel tempo. In più le vicende comprese nell’interdittiva sarebbero in parte connesse a «contesti ambientali che di per sé favoriscono l'esposizione degli operatori economici a contatti da parte di cosche operanti sul territorio».
A farne le spese, ora, potrebbero essere sia Iren sia Reggiolo. «Ci confronteremo con i nostri avvocati - dice il sindaco Roberto Angeli - In realtà, però, la gara l’avevano vinta ma i lavori non erano ancora stati affidati. Poi, vista l’interdittiva, li abbiamo assegnati al secondo classificato. Siamo tranquilli perché abbiamo seguito le norme».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
