Gazzetta di Reggio

Reggio

Il Comune di Brescello pronto a reintegrare Ungaro

Il Comune di Brescello pronto a reintegrare Ungaro

Il sindaco Coffrini interviene sul caso del vigile-cronista e lo attacca: «Ricostruzione non vera dei fatti»

2 MINUTI DI LETTURA





BRESCELLO. Marcello Coffrini prende carta e penna e interviene sul caso del vigile-cronista Donato Ungaro, licenziato 14 anni fa dall’amministrazione comunale dell’allora sindaco Ermes Coffrini. Un licenziamento impugnato da Ungaro, che ha vinto la complessa causa con sentenza definitiva in Cassazione.

Ora il sindaco di Brescello, in una nota inviata alla stampa, parla di ricostruzione che non rispetterebbe la realtà dei fatti, affermando che il reintegro di Ungaro è una possibilità concreta. «Inveritiero è il fatto che il Comune non abbia proposto al signor Ungaro di riprendere il servizio nella posizione giuridica ed economica precedentemente ricoperta presso l’ente - scrive Coffrini - Infatti, con lettera del 28 maggio 2013, il Comune invitò Donato Ungaro a volersi presentare il 10.6.2013 alle ore 7.30 per riprendere immediatamente il servizio, ma in data 25 giugno 2013 lo stesso Ungaro comunicò il proprio rifiuto. A conferma della disponibilità dell’ente, il Comune ribadisce che, se ora, il signor Ungaro avesse cambiato idea, l’amministrazione è sempre disponibile a valutare le modalità della ripresa del rapporto».

Il sindaco di Brescello dice di parlare «anche a nome di tutto il personale» dell’amministrazione, mettendo all’indice la «descrizione inveritiera della vicenda giudiziaria».

All’ex vigile, all’epoca collaboratore della Gazzetta e ora autista di Tper a Bologna, i giudici hanno dato ragione, condannando il Comune in violazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

«E’ innanzitutto, assolutamente non corrispondente al vero che la risoluzione del rapporto intercorrente tra il Comune e Ungaro, quale agente di Polizia Municipale, sia stata provocata dai contenuti “scomodi” della sua attività giornalistica, perché caratterizzata da servizi aventi ad oggetto attività legate alla criminalità organizzata» afferma Coffrini.

«E’ vero esattamente il contrario: di criminalità organizzata non v’è traccia negli scritti dell’epoca, e pertanto di ciò non si è mai discusso nei tanti anni che hanno caratterizzato l’iter processuale, cui lo stesso Ungaro fa riferimento. Viceversa, la sua attività giornalistica, in ordine a fatti conosciuti nell’esercizio delle sue funzioni e comunque estranei - si ribadisce - alla criminalità organizzata, aveva assunto una continuità ed intensità tale da renderla incompatibile, come previsto dalle norme vigenti. Tali norme, infatti, vietano che il dipendente pubblico offra ad altre strutture un’attività tanto assidua e costante da rendere assai poco proficua l’attività nei confronti dell’ente da cui dipende, anche violando il principio dell’esclusività della prestazione».

Per Coffrini, poi, «l’attività giornalistica veniva svolta da Ungaro anche utilizzando, a fini propri, informazioni e notizie di cui veniva a conoscenza per il ruolo di agente di Polizia Municipale ed in quanto tale tenuto ai vincoli di correttezza e riservatezza nei confronti del proprio datore di lavoro». (e.l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google