La rete si mobilita: «Salviamo il Marabù»
Pioggia di commenti e condivisioni su Facebook in ricordo della leggendaria discoteca di Cella
REGGIO EMILIA. La rete si mobilita. E cerca di far quadrato, studiando il modo per lanciare il gruppo Facebook “Salviamo il Marabù”. A quindici anni dalla chiusura dello storico locale reggiano, cuore pulsante della discomusic in terra d’Emilia, i ricordi di quanti hanno vissuto gran parte della propria giovinezza nelle sale della storica discoteca di Cella non accennano a scalfirsi. Tutt’altro.
Dopo l’articolo apparso sulla Gazzetta – che ha documentato l’attuale situazione in cui versa lo storico locale - sempre più forte si alza la voce di coloro che vorrebbero vedere il Marabù tornare agli antichi splendori.
Un tam tam nato sulla rete, con decine di commenti, centinaia di “Like” e altrettante condivisioni. «Da una gloriosa storia a una purtroppo triste realtà da anni – scrive Cristian Alberici – se ci sono volontari per pulire il Marabù mi metto al volo! Proviamo e tentiamo a fare un Gruppo Salva&Marabù”». Un’idea che è piaciuta a ben più di qualche utente. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11859447:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/30/news/marabu-la-fine-ingloriosa-di-un-gioiello-perso-nel-degrado-1.11859447]]
«Ci ho passato un pezzo della mia gioventù là dentro. Che tristezza», commenta Giovanna Baracchi, mentre per Massimo Giannone il destino del locale di Cella è emblema del declino di un intero territorio: «Non essendo più un luogo di benessere l’Emilia, anche i luoghi di divertimento e svago sono rappresentazione della situazione che si è creata, con il dislocamento e la chiusura di tantissime imprese che creavano l’indotto».
Accenni polemici non mancano. Ma è soprattutto la nostalgia quella che popola la rete, per un’epoca d’oro che difficilmente rivedrà la luce: «Che tristezza davvero vederla cadere così – scrive Francesca Marastoni – è stata la discoteca top degli anni migliori. Peccato che nessuno che ci comanda abbia fatto nulla». Per Maria Delfino, «peccato che è finito così. Era un simbolo. Per me che venivo dal sud quando sono andata la prima volta è stato un sogno». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11858967:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/07/30/fotogalleria/il-marabu-abbandonato-e-fatiscente-e-diventato-terra-di-nessuno-1.11858967]] Diverso, invece, il commento di Daniele Predieri, che si reputa fortunato. Il motivo? «Ho ballato in questo tempio della musica». Un tempio nel quale sono passati tutti i più grandi. Da Grace Jones a Lucio Dalla, da Miguel Bosè a Renato Zero, fino a De Andrè, Baglioni, Venditti, i Pooh e i Rockets. Fra i comici, Roberto Benigni e Beppe Grillo. Il 19 maggio 1982, anche Vasco Rossi, che venne premiato come rivelazione dell’anno, per la canzone “Ogni volta” nell’ambito del 13esimo premio nazionale “Il Paroliere”.
Deanna Tedeschi lancia una proposta: «Non c’è nessuno dei paperoni reggiani interessati a questo mostro sacro? Vi prego fate riviverlo !».
E in molti chiedono un intervento dell’amministrazione. Domande alle quali risponde Andrea Milani, un altro utente che partecipa al dibattito online: «In realtà la proprietà del Marabù è privata, non del Comune, il quale appunto non ha responsabilità in merito all’incuria di stabili privati - scrive - Se i proprietari dell’edificio in questione non hanno disponibilità economica per rimetterlo a posto secondo le norme vigenti e non hanno trovato potenziali acquirenti per venderlo, non gli si può dire nulla. Rimane una proprietà privata».
Un vero peccato. (e.spa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
