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Giro di vite sulle emissioni: stangata per gli allevatori

di Claudio Corradi
Giro di vite sulle emissioni: stangata per gli allevatori

Nel settore zootecnico previsto l’obbligo di installazione di nuovi impianti. Cervi, presidente della Cia: «Ci chiedono di fare investimenti troppo elevati»

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REGGIO EMILIA. Anche per gli allevamenti reggiani sono in arrivo nuove imposizioni che avranno importanti risvolti economici sui costi di produzione. Il prossimo 5 agosto, infatti, al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali verranno ufficialmente presentate le nuove “Linee guida per la riduzione delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività agricole e zootecniche”.

Particolarmente toccati da queste nuove disposizioni saranno sicuramente gli allevamenti zootecnici, per i quali sembra assai verosimile che saranno imposte alcune nuove modifiche strutturali alle stabulazioni e agli stoccaggi, con obblighi che riguardano il dovere di installazione di impianti di depurazione o lavaggio dell’aria esausta nei capannoni adibiti alla riproduzione.

Nuove regole che potrebbero essere varate in un momento economico che tuttavia appare particolarmente difficile ed avvilente per l’intero comparto zootecnico. Ma che, soprattutto, arriveranno ad imporre investimenti strutturali decisamente notevoli dal punto di vista economico, con costi che oggi come oggi appaiono impossibili da ammortizzare.

Secondo gli esperti del settore, questa nuova tegola andrà a penalizzare in modo particolare il settore suinicolo, che a seguito delle prolungate crisi degli ultimi otto anni hanno perso oltre il 20 per cento degli allevamenti. Infliggendo così un nuovo colpo al settore.

«Non vogliamo assolutamente sottrarci ai nostri doveri – sottolinea Antenore Cervi, presidente della Cia reggiana – ma in questa fase così delicata ci sentiamo in dovere di mettere in evidenza forti contraddizioni. La valutazione dei parametri sulle immissioni presi singolarmente, e non come impatto globale, è sicuramente fuorviante tanto che porterebbe a far risultare più impattante un piccolo branco di cinta senese rispetto ad un allevamento superintensivo olandese con venti miloni di capi in un’area grande come la Lombardia».

Quello che in definitiva si auspica in questa fase è che il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, nella definizione dei suoi prossimi obiettivi, tenga soprattutto in considerazione l’impatto economico che deriverà da imposizioni del genere.

«Nei nostri allevamenti abbiamo lavorato e continueremo a lavorare – aggiunge Cervi che è anche presidente dell'Associazione Suinicoltori Emilia Romagna – sul miglioramento delle tecniche di alimentazione e di gestione dei reflui. Gli investimenti strutturali dei quali si parla oggi però, che potrebbero corrispondere a grandi linee ad un 20-30% del costo di ricostruzione delle intere strutture aziendali, sarebbero l'ultima e definitiva mazzata per un settore già in grande difficoltà economica. Non dimentichiamo infine che le aziende suinicole Emilano-Romagnole, che negli ultimi anni si sono ulteriormente ridimensionate, sono già di per sé molto meno impattanti rispetto alle aziende di altre importanti realtà europee. Noi come associazione lavoreremo per mettere in risalto questi aspetti non certo irrilevanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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