Gazzetta di Reggio

Reggio

Landi-Severi, tutti i fronti del “duello”

di Massimo Sesena

Dopo l’ultimo braccio di ferro all’assemblea di Reggio Emilia Innovazione, ora il nuovo terreno è l’area vasta

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REGGIO EMILIA. Area vasta, Fondazione Manodori, Reggio Emilia Innovazione. Dipendesse soltanto da loro due avrebbero motivo di discutere persino su quale seggiola occupare a un eventuale tavolo. “Loro due” sono Mauro Severi e Stefano Landi, presidente ed ex presidente di Unindustria Reggio, gli ultimi “numeri uno” di via Toschi, teatro da mesi di uno scontro che più passa il tempo e più fatica a rimanere nel chiuso di quell’augusto palazzo. Da una parte il vulcanico patron della Pallacanestro Reggiana che soltanto un mese fa ha fatto sognare un’intera città. Ma Landi non è solo questo: è anche uno dei principali imprenditori reggiani e il presidente della Camera di commercio e proprio in questo ruolo, gli è capitato di giocare dall’altra parte del campo rispetto al suo successore alla guida degli industriali, Mauro Severi, il capitano della squadra avversa in questa partita che sembra ancora lontana dal triplice fischio.

L’architetto che ha magistralmente curato il restauro della Cattedrale è stato “pescato” nel mazzo dai saggi incaricati di scegliere il successore di Landi. E a pesare in maniera determinante in quella scelta più dei saggi di via Toschi è stata la famiglia Maramotti, ovvero la principale forza imprenditoriale del nostro territorio, proprietaria del Gruppo Max Mara, del Credem e tra gli azionisti privati più influenti di Unicredit.

Insomma, da una parte una sorta di self made man che è entrato quasi in ragione della sua popolarità nella stanza dei bottoni cittadina, dall’altra un professionista conosciuto e stimato chiamato a guidare - con le spalle copertissime - l’associazione reggiana degli imprenditori. L’ultimo round si è consumato soltanto qualche giorno fa, e si è chiuso con la vittoria ai punti di Mauro Severi. Teatro: l’assemblea di bilancio di Rei, Reggio Emilia Innovazione, la società mista pubblico-privato nata per promuovere l’innovazione nelle imprese di casa nostra. In discussione c’era una gestione che per la prima volta si è chiusa con un passivo di quasi 400 mila euro. Un passivo pesante se si considera il modesto fatturato della società. Ebbene, in forza di questi numeri, uno dei principali azionisti, ovvero la Camera di commercio aveva chiesto che venisse fatta piazza pulita dell’intero Cda, compreso il presidente di Rei, Aimone Storchi, che pure era stato nominato dallo stello Landi. Alla fine, Camera di commercio e Unindustria Reggio Emilia troveranno un’intesa: via tutto il Cda uscente ad eccezione di Aimone Storchi, che sarà riconfermato alla presidenza e via anche il direttore generale Arturo Tornabuoni che tornerà al suo incarico dirigenziale in Iren Rinnovabili, uno dei soci privati di Rei.

Una vittoria ai punti per Severi, che arriva dopo una sconfitta senza appello - un 2-0 secco, se vogliamo restare in ambito calcistico - subita invece nel risiko delle nomine all’interno della Fondazione Mandori. Anche lì Severi rappresenta gli interessi dell’azionista Maramotti, attraverso il presidente della fondazione stessa, Gianni Borghi. Ma in quel contesto, Landi ha un peso rilevante come presidente della Camera di commercio. E le nomine da lui effettuate nel consiglio d’amministrazione e nel consiglio generale hanno finito per creare più di un maldipancia in Unindustria.

Lisa Ferrarini, nominata nel Cda e Anna Maria Artoni, chiamata a sostituire la Ferrarini nel consiglio generale sono considerate “vicine” a Landi in questo scontro interno alla casa madre degli industriali.

Se Ferrarini e Artoni sono i nomi di spicco della “cordata” di Landi, Severi può contare sull’appoggio della stragrande maggioranza degli imprenditori iscritti in via Toschi, oltre alla già citata famiglia Maramotti (rappresentata da Giuseppe Prezioso) e alle famiglie Brevini e Storchi.

Due fazioni che in questi mesi si sono divise anche su un altro grande tema, che investe sia il futuro di Unindustria sia quello della Camera di commercio. Stiamo parlando del dibattito sull’area vasta. Gli industriali reggiani, guidati da Severi, sono fermi rispetto alle “sirene” di fusione che arrivano da Bologna e pensano a un’altra area vasta che comprenda Mantova, la Toscana settentrionale e persino La Spezia. Nulla di concreto, a parte il ripetuto «no, grazie» di fronte alle offerte della neonata Confindustria Emilia, che raggruppa le Unioni di Modena, Bologna e Ferrara.

Invero, la divisione si ripresenta anche quando si parla di fusioni delle Camere di commercio: Landi sarebbe per le nozze con la sola Modena, mentre Severi vedrebbe di buon occhio una fusione più vasta, magari verso ovest, fino a Piacenza.

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