"Siamo nudisti, per niente aggressivi"
I frequentatori del campo sull'Enza rifiutano l'accusa di essere persone violente
CANOSSA «Noi siamo pacifici. La discussione che c’è stata l’altro giorno non si è verificata tra i nudisti, ma tra una persona, indipendentemente dal fatto che in quel momento fosse nuda, e un’altra che ha detto delle cose sgradevoli, come se volesse attaccar briga».
Non ci sta, il gruppetto di nudisti che da tempo si raduna sul greto dell’Enza, a passare per facinoroso. Dopo la lettera inviata alla Gazzetta da parte di un lettore che ha raccontato di avere vissuto una disavventura vicino al campo nudista di Currada, i frequentatori della zona – un angolo di paradiso incastonato nell’Appennino – non ci stanno e vogliono replicare alle accuse mosse da quella persona.
Nella zona di Currada si arriva effettuando una deviazione sulla destra rispetto alla strada principale che sale verso i monti. Il sentiero che bisogna percorrere per arrivare al campo nudista si trova su una strada sterrata. La sponda del fiume in cui il gruppetto si è sistemato, ricavando anche un capanno di legno accanto ad una sorta di caletta, la si raggiunge a piedi tra i sassi percorrendo qualche centinaio di metri.
Qui si ritrovano un frequentatore “storico” del campo e alcuni amici, i quali, tutti insieme, hanno costruito il capanno di legno, realizzato con materiale di risulta portato dal fiume.
«Con tutti i pioppi abbattuti dalla neve di quest’inverno, siamo riusciti a fabbricare questo capanno che ci porta un po’ di ombra e di conforto, quando non vogliamo prendere il sole senza veli – affermano i componenti del gruppo –. Noi abbiamo riqualificato la zona, disponendo i sassi nel fiume in modo tale da creare una piacevole “piscinetta” in quest’angolo del corso d’acqua in cui possiamo stare tranquilli. Per questo non vogliamo passare per violenti e attaccabrighe».
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Dopo pochi minuti arriva il protagonista dell’alterco che si è scatenato l’altro giorno, ed è lui a dare la sua versione dei fatti.
"Martedì io ero dall’altra parte della sponda rispetto a quella dove abbiamo costruito il capanno – racconta l’uomo –. Ero andato a controllare una coltivazione di pomodori spontanei. A un certo punto, mi giro e vedo un uomo in bicicletta. Avrà avuto sui 35-40 anni. Le mie cose erano tutte sotto il capanno, sul tavolo. Questa persona si guarda intorno e si accomoda. Io avevo un bastone in mano, e quando ho raggiunto quest’uomo l’ho appoggiato a una parete del capanno. Non ho inveito contro di lui, l’ho solo salutato.
"Lui mi ha spiegato di avere domandato, a San Polo, dove potesse andare a prendere il sole nelle vicinanze. Gli hanno risposto di venire alla Currada. Poi la conversazione è andata avanti per un po’. Io ho cercato di fargli capire che ognuno di noi ha fornito il proprio contributo per creare questa zona, ma sempre in modo pacifico. Improvvisamente, il dialogo è degenerato in discussione. L’uomo si è alzato di scatto urlandomi contro e avvicinandomi. Io non ho reagito".
Gli altri nudisti a quel punto sono intervenuti per sedare gli animi. «Eravamo nudi – affermano i frequentatori del campo nudista – e così anche i nostri amici, ma questo non c’entra assolutamente nulla con la lite. Anzi, siamo intervenuti proprio per cercare di mettere a posto le cose e per frenare la rabbia di quest’uomo che ci ha raggiunti fin qui in bicicletta. Qui vengono tante persone e non abbiamo mai fatto del male a nessuno. Non obblighiamo la gente a spogliarsi. Né siamo violenti. Chiunque passi di qui è ben accetto e viene acolto bene».
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