Viticoltori reggiani, due giorni di incontri
REGGIO EMILIA. Per un gruppo di tecnici viticoli reggiani è ormai tradizione una due giorni di confronto con altre realtà produttive nazionali. «Un confronto sempre costruttivo che permette un leale...
REGGIO EMILIA. Per un gruppo di tecnici viticoli reggiani è ormai tradizione una due giorni di confronto con altre realtà produttive nazionali. «Un confronto sempre costruttivo che permette un leale scambio di opinioni, proprio perché il dialogo è fra addetti ai lavori, in merito alle più importanti problematiche del settore sia dal punto di vista tecnico-agronomico che economico. È sempre interessante osservare come possano esistere differenza di priorità, variabilità nelle limitazioni ambientali e criticità non sempre corrispondenti. Osservare questo direttamente, in campo ed in cantina, è sicuramente un grande arricchimento professionale».
Nei giorni scorsi il gruppo ha raggiunto due importanti aziende del Gruppo Italiano Vini, Fontana Candida di Monteporzio Catone e la Bigi di Orvieto. Accolti ed accompagnati dagli agronomi ed enologi delle rispettive realtà i dodici tecnici hanno avuto modo di visitare elegantissimi e moderni vigneti, che sorgono in una splendida area collinare che tuttavia negli anni, in conseguenza di una diminuzione della domanda di vino, ha fortemente ridimensionato la propria potenzialità produttiva ed intrapreso un percorso di forte crescita qualitativa. Lo scambio di esperienze è poi entrato nei dettagli sia per quanto concerne le tecniche agronomiche che gli aspetti economici legati ai costi di produzione. Particolarmente interessanti sono risultate le riflessioni sulla sempre più attuale tecnica del sovescio, che in quelle aree è ormai acquisita. Di fatto si tratta di una consociazione con essenze erbacee che dopo la vendemmia vengono seminate nell’interfila, magari a file alterne e ad anni alterni, che interrate a primavera diventano una preziosa fertilizzazione naturale fortemente miglioratrice della struttura del terreno. Una tecnica che, in virtù delle più attuali problematiche legate anche alla compattazione dei nostri suoli, meriterebbe di essere sperimentata anche nei nostri vigneti. Ovviamente ogni tappa delle visite non si sono mai concluse senza una benaugurante levata di calici. Ma non poteva essere altrimenti. (c.c.)
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