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Delitto Burani, i familiari della vittima indagati per oltraggio al magistrato

Delitto Burani, i familiari della vittima indagati per oltraggio al magistrato

Cavriago: il fascicolo aperto dalla Procura di Modena dopo le reazioni alla sentenza che ha condannato Nebbioso a 12 anni

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CAVRIAGO. Un fascicolo aperto per oltraggio alla magistratura. E’ il colpo di scena che arriva da Modena, dopo la clamorosa sentenza del processo per la morte di Lorenzo Burani che ha visto il suo assassino - il napoletano 51enne Giovanni Nebbioso - condannato a 12 anni per omicidio.

La famiglia della vittima, in aula, aveva reagito con veemenza, con grida e urla contro una condanna che giudicavano troppo bassa per la perdita del loro caro, padre di una bambina che all’epoca aveva solo 10 anni. E per quella decisione, che mai avevano compreso, del sostituto procuratore titolare dell'inchiesta, la dottoressa Katia Marina, che non aveva contestato all’omicida la premeditazione.

Ora, l’iniziativa della procura di Modena. La conferma arriva dal procuratore Lucia Musti, a cui la denuncia per l’accaduto è arrivata dai carabinieri che erano presenti in aula e hanno assistito alla scena. Per tanto, ha deciso di aprire un fascicolo e di raccogliere gli elementi necessari, in seguito, al trasferimento dello stesso alla procura di Ancona, titolare di ogni procedimento che coinvolta magistrati.

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«Ho aperto un fascicolo su segnalazione dei carabinieri intervenuti in udienza - conferma – Stiamo acquisendo atti. E’ stato ravvisato che c’è stato qualcosa in più che delle critiche nei confronti del gup e della magistratura modenese. Sarà Ancona poi a decidere se archiviare o andare avanti».

Era il 24 luglio scorso quando a Modena si concludeva il processo con rito abbreviato per l’omicidio di Lorenzo Burani. La pena per Nebbioso – l’uomo che in seguito a una lite lo uccise sparandogli con una pistola che deteneva legalmente – si sapeva che sarebbe stata decurtata di un terzo, proprio a causa del rito.

Ma alla notizia di quei 12 anni per la perdita del loro caro, i genitori, il fratello e la compagna di Lorenzo Burani (rappresentati dall’avvocato Vainer Burani) non erano riusciti a trattenere il loro dolore. E la loro rabbia. Nei confronti di una pena che ritenevano troppo bassa. Ma anche per quella scelta di non contestare la premeditazione a Nebbioso.

L’omicidio risale al 26 settembre del 2013. Furono quattro i colpi di pistola esplosi da Giovanni Nebbioso contro Lorenzo Burani: stava aiutando un amico, Alessandro Pica, a traslocare dalla casa di Lesignana (Modena), proprio a causa dei dissidi che aveva con Nebbioso.

La perizia psichiatrica ha stabilito che nel momento in cui Nebbioso sparò le sue capacità erano fortemente scemate. Anche questo ha pesato sulla condanna, che ha previsto come tre anni di quei 12 anni l’omicida li debba scontare in una struttura psichiatrica.

Troppo poco per una famiglia che, quella notte, ha perso un padre, un figlio, un compagno. (el.pe)

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