Inseguimento con la polizia a colpi di pistola, due arresti
La pattuglia era finita fuori strada e tre agenti erano rimasti feriti, ora sono scattate le manette per i due fuggiaschi
REGGIO EMILIA. Lo scorso febbraio avevano speronato e fatto uscire di strada una pattuglia della polizia che li stava inseguendo. Ora due uomini, entrambi di origine sinti, sono stati arrestati.
Tutto accadeva nel pomeriggio del 20 febbraio scorso, verso le 16. Un equipaggio del reparto prevenzione crimine “Emilia Occidentale”, in servizio di controllo del territorio in questa via Emilia Est, a Parma, intimava l’alt a una Seat Leon blu con due persone a bordo. Il conducente, che in un primo momento accennava ad accostare per fermarsi, improvvisamente aveva accelerato per darsi alla fuga per alcuni chilometri lungo le vie cittadine, compiendo anche numerose manovre pericolose.
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In particolare, in due occasioni, l’autovettura in fuga raggiunta dall’auto della Polizia aveva speronato quest'ultima e giunti all’altezza della rotonda posta su via Emilio Lepido, in prossimità dell’imbocco della tangenziale, l’autovettura in fuga si era trovata di fronte l’equipaggio del Reparto Prevenzione e Crimine. L'autista, sceso dall’auto impugnando la pistola d’ordinanza, aveva tentato invano di intimare l’alt, ma era stato costretto a buttarsi per terra per evitare di essere travolto. L’equipaggio del Reparto Prevenzione Crimine poco dopo era finita fuori strada in via Emilio Lepido.
I tre operatori della polizia erano stati immediatamente soccorsi e trasportati in ospedale, da dove venivano dimessi con prognosi superiori ai quaranta giorni.
In seguito l'auto in fuga era stata trovata dalla Squadra Mobile in via Piccinini, parcheggiata in malo modo su u marciapiedi e regolarmente chiusa a chiave. Gli investigatori della Sezione Antirapine dentro avevano trovato un telefono cellulare. Gli accertamenti svolti sull’intestatario dell’autovettura consentivano di risalire a una donna di origini sinti residente in provincia di Reggio Emilia la quale, sentita da personale della Squadra Mobile di Reggio Emilia, aveva in effetti collaborato fornendo tuttavia una versione poco credibile: quella di essersi recata, nello stesso pomeriggio, in un centro commerciale di Parma unitamente alle due nuore e di aver parcheggiato l’autovettura aperta e con tanto di chiavi dentro. Ma di non averla trovata una volta finite le compere, perchè qualcuno l'aveva rubata. Una versione che veniva confermata pure dalle nuore, anche se con diverse contraddizioni sul mezzo utilizzato per rientrare a casa.
Gli accertamenti svolti sul telefono rinvenuto all’interno dell’autovettura consentivano di stabilire con certezza, per le chat e le foto contenute, che l’apparecchio fosse in uso a Emanuele De Marco, 38 anni, e che il conducente fosse Patrick Bull, 34, figlio della proprietaria della vettura. Entrambi sinti, residenti nel Reggiano e già ben noti alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio.
Tanto è bastato per contestare loro i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e danneggiamento dell’autovettura di servizio. Il pm di Parma Emanuela Podda ha richiesto al gip Paola Artusi la misura restrittiva della libertà personale. Il 31 luglio gli arresti sono scattati per i due uomini.
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