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Provincia, scatta il risiko delle società partecipate

di Evaristo Sparvieri
Provincia, scatta il risiko delle società partecipate

Dopo il caso Rei, ecco l’exit strategy in vista della futura chiusura dell’ente Fusioni, cessioni e ricapitalizzazioni. Manghi: «Ma non metteremo nuovi soldi»

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REGGIO EMILIA. Quattro enti pubblici controllati, cinque di diritto privato, cui si aggiungono quattordici partecipate, tra le quali anche Reggio Emilia Innovazione, che ha chiuso il bilancio con una perdita di 300 mila euro ed è a caccia di una ricapitalizzazione. È il “tesoretto” degli enti controllati dalla Provincia, che di qui alla sua chiusura definitiva dovrà fare i conti con una lenta e graduale dismissione delle quote.

Un risiko iniziato già nel marzo 2015, quando da Palazzo Allende è stato licenziato il “Piano operativo di razionalizzazione” richiesto dal governo, dando il via ad un giro di valzer che inevitabilmente incrocia le sue traiettorie con la futura ridefinizione degli assetti amministrativi e territoriali.

L’iter si potrà dire definitivamente concluso solo con l’approvazione in Parlamento delle modifiche al Titolo V. Ma, dopo il via libera della legge regionale sulle aree vaste della scorsa settimana, si comincia a intravedere un quadro di quelle che saranno le future partecipazioni provinciali.

Finora, sono sei le società da cui Palazzo Allende è in uscita: Banca Etica Popolare, Centro Padano interscambio Merci (che conferirà le sue azioni, insieme ad altre Autobrennero, in Act), Ervet (società “in house” della Regione che opera come agenzia di sviluppo territoriale), cui si aggiungono Fiere e Montefalcone srl (fallimenti) più la Matilde di Canossa (in liquidazione). Queste ultime tre si trascinano dietro scenari ereditati dalla precedente amministrazione.

E se Osea ormai è fusa con Rete, entrando nell’orbita del Comune, all’appello mancano ancora sedici società, sulle quali è destinata ad aprirsi una partita complicata.

Un percorso che, secondo il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, sarà ancora piuttosto lungo. Ma che, sulla base delle quattro funzioni fondamentali delegate alle Province – edilizia scolastica, viabilità e infrastrutture, pianificazione territoriale e funzioni ambientali – comporterà inevitabilmente la necessità di fare delle scelte: «Se si tratta di partecipate legate alle funzioni fondamentali – commenta Manghi – in teoria la Provincia avrà titoli per mantenere le quote e dovrebbe ottenere anche le risorse necessarie».

Una linea di demarcazione che, secondo Manghi, dovrebbe “mettere in salvo” le partecipazioni in Act, Aeroporto, Agenzia per la mobilità, Autobrennero, Fer e Tper, delineando un assetto dal quale, prima dell’approvazione della legge regionale, erano tuttavia esclusi gli enti culturali. Proprio su questi ultimi lo stesso Manghi aveva lanciato un allarme sul rischio “chiusura”: una condizione che coinvolge soprattutto Palazzo Magnani e iTeatri, in parte superata con il via libera della Regione, che sul fronte cultura ha concesso alle Province una proroga alla delega. Lasciando tuttavia una pesante incognita sul capitolo risorse.

«Su questo fronte – aggiunge Manghi – abbiamo chiesto una mano sia alla Regione che allo Stato». Ma cosa succederà a tutte le altre partecipate? Qui il panorama è frastagliato.

Se in alcuni casi le quote sono infinitesimali (come per Lepida e tutte le società a trazione regionale), resta da decifrare cosa intenderà mettere in campo in futuro Palazzo Allende per evitare che si ripresentino situazioni come quella di Reggio Emilia Innovazione. Anche alla luce di un bilancio che, tra mille difficoltà, verrà approvato solo a settembre.

«Il principio guida sarà l’appropriatezza della spesa – spiega Manghi – non spenderemo risorse dove non avremo deleghe. Sosterremo invece le spese per quelle partecipate che rientrano nelle nostre funzioni o laddove c’è il rischio di danneggiare un intero patrimonio collettivo, come nel caso degli enti culturali». Quanto alle altre società, «se non ci saranno particolari urgenze, non metteremo più risorse, ma conferiremo patrimonio, come avvenuto ad esempio con l’Agenzia per i fondi europei, dove abbiamo messo a disposizione Palazzo Magnani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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