Cocoricò chiuso, movida sotto accusa
Dopo la morte di un turista 16enne, si apre il dibattito sulla decisione della questura di Rimini contro la discoteca
REGGIO EMILIA. Fa discutere la chiusura per 4 mesi imposta a una delle discoteche più rinomate della Riviera Romagnola: il Cocoricò di Riccione. La serrata scatta su provvedimento del questore di Rimini dopo la tragica morte di un 16enne di Città di Castello (Perugia), stroncato da una pasticca durante una serata nel locale. E dopo una lunga serie di episodi che, negli ultimi due anni, hanno visto ripetuti interventi di forze dell’ordine mezzi di soccorso ancora per giovani avventori che in molti casi hanno rischiato la vita ancora per il consumo di sostanze stupefacenti.
Al provvedimento, hanno fato seguito le dure parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che si dice pronto a chiudere altre discoteche: «Contro lo sballo che uccide adotteremo la tolleranza zero. Non possiamo rimanere a guardare i ragazzi distruggersi il cervello e rischiare la vita. Se non addirittura perderla».
Ma se da una parte c’è chi applaude al pugno di ferro dimostrato dal prefetto di Rimini - come l’Osservatore Romano che definisce “coraggiosa ma necessaria” la decisione di chiudere la discoteca - dall’altra c’è chi invece critica l’iniziativa giudicandola esagerata. Anche a Reggio il tema tiene banco e le opinioni su come reagire a fatti tanto tragici e trovare una soluzione alla piaga dell’uso di stupefacenti specie tra i giovanissimi si dividono.
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