«Sulle droghe pesanti siamo intolleranti»
REGGIO EMILIA. C’erano una volta grandi discoteche come il Marabù e l’Italghisa. Oggi nella nostra città il locale più frequentato è il Tunnel di via del Chionso. È aperto principalmente al venerdì e...
REGGIO EMILIA. C’erano una volta grandi discoteche come il Marabù e l’Italghisa. Oggi nella nostra città il locale più frequentato è il Tunnel di via del Chionso. È aperto principalmente al venerdì e sabato sera. Ha cinquemila iscritti. I frequentatori variano da duecento a cinquecento, fino a ottocento in certe serate.
Il responsabile Marco Vicini nega, però, che si tratti di un osservatorio adatto a sondare il fenomeno dello sballo.
Si dice che in tutti i luoghi frequentati dai giovani circolino sostanze come l’ecstasy. È vero?
«La nostra è una realtà diversa. Si tratta di un circolo Arci, a cui si accede con la tessera d’iscrizione. Soltanto uno spacciatore sciocco potrebbe entrare lasciando un documento d’identità all’ingresso. Ci è capitato di notare individui sospetti, ma, dopo averli fotografati, abbiamo consegnato le immagini alle forze dell’ordine. Non abbiamo alcuna tolleranza. Siamo intransigenti nel contrastare l’uso di droghe pesanti».
E gli spinelli?
«Il discorso è diverso. Occorre l’onestà intellettuale di distinguere i cannabinoidi, ammessi ormai in paesi come gli Stati Uniti e la Spagna, da eroina, cocaina ed ecstasy. La soluzione consiste nel legalizzarli sul modello della legge approvata in Spagna. Ne trarrebbero giovamento la fiscalità e il controllo sulla qualità di queste sostanze, che nel mercato illegale vengono spesso adulterate. La repressione ha fatto più danni che il loro consumo».
Resta il fatto che anche una sostanza legale come l’alcool produce comunque effetti disastrosi. Cosa fate per prevenire i pericoli legati all’abuso di sostanze, siano legali o proibite?
«Oltre a mettere l’alcool test a disposizione dei frequentatori, esortiamo i giovani a non guidare se non sono perfettamente lucidi. All’esterno del locale, poi, spesso staziona l’unità di prevenzione del centro sociale Papa Giovanni XXIII. Noi collaboriamo con Matteo Iori e con i volontari del centro nel diffondere il materiale informativo. Inoltre abbiamo ospitato il programma di prevenzione contro l’alcool organizzato dalla Croce Rossa. All’esterno non mancano i controlli da parte delle forze dell’ordine, ma da noi vengono spesso anche ragazzi neopatentati, che rischierebbero sanzioni molto pesanti».
Qual è la responsabilità dei gestori?
«Devono creare un ambiente che disincentivi l’uso di certe sostanze. È intollerabile che si diffonda la voce che in un certo locale si trova l’ecstasy». (l.s.)
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