Fiamme nell’hangar, velivoli distrutti
Le prime ipotesi parlano di un rogo accidentale. Tra i mezzi danneggiati anche quelli del pilota morto a giugno
REGGIO EMILIA. Un incendio scoppiato alle prime luci dell’alba di ieri ha devastato un hangar dell’Aeroclub di Reggio. Dai primi accertamenti, le cause sono di natura accidentale. Ma i danni sono davvero ingenti, con sei velivoli andati in parte o completamente distrutti dalle fiamme. Sono le 6 circa quando scatta l’allarme anti-intrusione. E’ la vigilanza privata ad accorrere, a vedere le fiamme e a lanciare la richiesta di aiuto al 115. In via dell’Aeronautica arrivano rapidamente quattro mezzi dei vigili del fuoco e 14 uomini che si mettono subito al lavoro per cercare di domare l’incendio ed evitare che le fiamme si propaghino anche all’hangar adiacente: è chiaro, infatti, che data l’alta infiammabilità dei materiali, il rischio è molto alto.
Sono circa le 8 quanto la situazione torna in sicurezza e possono partire i primi accertamenti per cercare l’origine del devastante rogo.
Quello che appare chiaro, è che le fiamme sono partite dalla zona dove era fermo un elicottero - di proprietà di Antongiovanni Mauro, direttore della scuola di volo Top gun che accanto ha sede – e che da lì si siano rapidamente diffuse fino a coinvolgere i due autogiro che erano parcheggiati vicino e tre aeroplani. Il piccolo elicottero rosso a due posti, praticamente, è andato distrutto. Resta solo la pala a far capire a chi appartenessero quei rottammi ormai tutti bruciati.
I vigili del fuoco propendono per un incendio di natura accidentale.
Si parla della possibilità di un surriscadalmente di una batteria che - lo accerteranno gli accertamenti ancora in corso - potrebbe essere stata attaccata alla corrente, in vista dell’utilizzo dell’elicottero, che era in programma proprio per la giornata di ieri. Sul posto è intervenuta anche la polizia di Stato, per tutti gli accertamenti del caso. Volti, soprattutto, a escludere l’ipotesi peggiore: ovvero che si sia trattato di un’azione dolosa. Ma al momento, come confermano i vigili del fuoco, non ci sono elementi che facciano pensare a questa ipotesi.
I tre aeroplani e uno degli autogiro danneggaiti sono di proprietà della società che era di Vincenzo Baroni, morto tragicamente lo scorso giugno: era alla guida del suo aeromobile quando questo era precipitato sulle colline di Canossa. Purtroppo per il pilota, imprenditore e grande appassionato di volo, non c’era stato nulla da fare.
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