A sorpresa l’omicida chiede perdono
Dura la mamma della vittima: «Macché scuse, faceva l’amico e poi ha ucciso mio figlio». Il processo con rito abbreviato
CASTELNOVO MONTI. Subito la scelta del rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) che potrebbe mettere al riparo l’omicida reo confesso dalla condanna all’ergastolo. Ma il marocchino 28enne Fettah Abdelkebir – che il 18 agosto dello scorso anno uccise in località “Molino Baroni” il collega 32enne Andrea Germini – sul finire dell’udienza preliminare ha fatto una mossa che ha colto di sorpresa lo stesso avvocato difensore Noris Bucchi.
L’imputato è nella gabbia, chiama a sè l’interprete Lodovico Zamboni perché vuole parlare e le sue brevi frasi risuonano nell’aula. C’è un silenzio quasi irreale che tradisce l’incredibile tensione creatasi: «Chiedo scusa a tutti per quello che ho fatto – dice il nordafricano con a fianco l’interprete e attorniato dagli agenti di polizia penitenziaria – mi dispiace, sono pentito e spero che la famiglia di Andrea possa perdonarmi».
E’ un pentimento sincero? Il pm Valentina Salvi non lo ritiene tale perché nei vari interrogatori affrontati l’assassino non ha mai avuto pensieri per la vittima e i suoi familiari, mentre la vedova Marinella Campani, all’uscita dall’udienza, non va oltre a uno stringato ma perentorio «Impossibile il perdono».
Come nella scorsa udienza la più esplicita è Luisa Rossi, la mamma della vittima. E’ ferita nel più profondo dell’animo, non ce l’ha fatta a trattenere le lacrime quando il giovane marocchino ha chiesto perdono.
E con i cronisti si sfoga: «Non lo posso perdonare – spiega provatissima – può essere dispiaciuto fin che vuole, ma mio figlio non c’è più. Fettah lo conoscevo, mi sembrava un bravo ragazzo, invece... Faceva tanto l’amico di mio figlio e poi l’ha ammazzato in quel modo lì. Non lo posso perdonare, ha fatto una cosa che neanche una bestia farebbe. Spero che lo condannino a una pena adeguata».
L’udienza di ieri, con il “varo” del rito abbreviato, ha fatto slittare di altri sei mesi la misura cautelare in carcere per Abdelkebir (altrimenti in odore di scadenza visto che è quasi trascorso un anno dal delitto) e sulla base degli atti d’indagine la vicenda verrà discussa il prossimo 22 ottobre davanti al gup Giovanni Ghini.
Il nordafricano è accusato di omicidio premeditato e tentata soppressione di cadavere. L’imputato ha confessato, ma dà una spiegazione diversa di come maturò l’omicidio, negando di averlo pianificato come ritiene il pm Salvi alla luce degli accertamenti sviluppati dai carabinieri durante le indagini: un testimone che ha visto il marocchino nel luogo del delitto il giorno prima del fatto di sangue, lo zainetto intriso di liquido infiammabile il che confermerebbe quanto già emerso nell'autopsia, cioè che sul corpo della vittima era stato appiccato il fuoco con del liquido infiammabile per cancellare delle prove. Invece Abdelkebir sostiene di aver agito per legittima difesa, perché aggredito da Germini. Sul punto l’avvocato difensore Bucchi non intende sbilanciarsi: «Il processo – si limita a dire – si giocherà sulla sussistenza o meno dell’aggravante della premeditazione».
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