Gazzetta di Reggio

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Cicale, mucche, api: proprio tutti soffrono il gran caldo

Claudio Corradi
Cicale, mucche, api: proprio tutti soffrono il gran caldo

Dal canto incessante degli insetti alla carenza di latte e uova, ecco cosa succede nel mondo animale

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REGGIO EMILIA. «Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala,Che il più bel canto non vende, regala».

Le parole di questa poesia di Gianni Rodari, prima che - anche in questo caso - il tempo le cancellasse, erano state scritte qualche anno fa sui gradini che da Piazza Martiri del 7 luglio conducono in via Sessi. E se fossero ancora visibile, forse qualcuno le commenterebbe. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11899972:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11899972:1649481095/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

In maniera benevola? Difficile dirlo, ora che da settimane il “bel canto” delle cicale è un sottofondo musicale che senza sosta scandisce, quasi ovunque l’estate reggiana. I maschi della cicala in amore, dicono gli esperti, accentuano il loro richiamo alle femmine (che non sentono, verrebbe da dire) per colpa del caldo... Il caldo torrido di questa estate sta provocando sete e stress a tutti gli animali sia d’allevamento che non.

POCO LATTE. Il fabbisogno in acqua di un allevamento di bovine da latte per esempio è decisamente elevato basti pensare che un litro di latte è costituito per l’87% da acqua. Ovviamente, allo stesso modo di quando accade per l’uomo, l’umidità relativa e la temperatura influenzano sensibilmente le richieste di acqua da parte degli animali. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11905044:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11905044:1649481095/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Mediamente una bovina beve fra i 60 ed i 90 litri di acqua al giorno che però nei periodi più caldi, come per esempio quello che stiamo attraversando nel reggiano, possono arrivare anche a 130 ma anche oltre i 150 nei casi degli animali più produttivi. Consumi di acqua che sono legati sia alle condizioni ambientali che alle caratteristiche di produzione di latte delle vacche stesse.

L’acqua è quindi uno degli ingredienti fondamentali per assicurare il benessere nelle stalle che in questi giorni sono prese di mira da temperature oltre la norma che quest’anno stanno mettendo a dura prova gli animali nonostante tutte le tecnologie presenti in tutti gli allevamenti e soprattutto in quelli più moderni.

Ventole di aereazione, vaporizzazione di acqua, docce e teli ombreggianti e quanto possa essere adottato per creare le condizioni ideali per gli animali sono da tempo al centro delle attenzioni dei produttori che sono i primi direttamente interessati a non generare stress nelle stalle al fine di assicurare agli animali il massimo benessere. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11905434:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11905434:1649479497/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

In questi giorni così critici oltre a tutti gli accorgimenti necessari a creare le condizioni di ventilazione e possibile riduzione della temperatura quello che è importante negli allevamenti è non far mai mancare l’acqua per far si che ogni bovino beva sempre a sufficienza. In condizioni di questo genere però diventa inevitabile una diminuzione delle rese di produzione di latte che per gli agricoltori, che proprio in queste condizioni sono costretti ad un incremento dei costi nelle stalle, acqua, energia ed integratori alimentari, finisce con il gravare sul bilancio aziendale.

Secondo la Coldiretti la perdita di produzione in questo periodo di afa eccessiva, la temperatura ideale nelle stalle è compresa fra i 22 e i 24 gradi, sarà del 15% di latte da sommare ai maggiori costi sostenuti.

GALLINE E MAIALI. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11899974:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11899974:1649481095/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]] Il caldo ovviamente non risparmi altre tipologie di allevamento come per esempio quelli di polli nei quali si registra un calo della deposizione di uova variabile fra i 5 ed il 10% od anche negli allevamenti suini dove con temperature che superano i 28 centigradi i maiali iniziano a rifiutare una dose di razione alimentare giornaliera che può arrivare anche al 40% e che per animali da ingrasso diventa particolarmente penalizzante.

API, CICALE E ALTRI INSETTI. Ma il fenomeno del caldo africano ha colpito anche il settore degli insetti visto che anche gli apicoltori lamentano una forte riduzione del volo dei loro pronubi e quindi l’azzeramento dei bottini di polline che rischia di compromettere in modo rilevante la produzione di miele. Ma restando nell’ambito degli insetti esiste un ulteriore fenomeno particolarmente evidente in questo periodo e che finisce inevitabilmente per essere associato alle alte temperature di questa estate particolare.

Non poteva passare inosservato l’inesorabile ‘frinire’ di cicale che ci sta accompagnando da oltre un mese e che risulta particolarmente evidente in città piuttosto che in aperta campagna. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11905435:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11905435:1649479497/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Il fenomeno delle cicale – spiega il fitopatologo Anselmo Montermini direttore del Consorzio Fitosanitario di Reggio e di Modena – è molto complesso ma sicuramente influenzato dalle elevate temperature che diventano anche complici del completamento del ciclo di maturazione di questo insetto che si compie in un periodo che può anche essere di 7 od 8 anni. Il ciclo biologico della cicala risente in modo determinante dell’andamento climatico che non è solo quello dell’annata corrente ma di più annate consecutive. Il caldo di quest’anno probabilmente ha accelerato il completamento di un ciclo che nelle due annate precedenti a causa delle temperature mai troppo elevate aveva subito un minimo di rallentamento ed una modesta presenza del fenomeno».

Si diceva: "friniranno" prima o poi ----> http://bit.ly/1KZRMP9

Posted by Gazzetta di Reggio on Lunedì 10 agosto 2015

Il caldo quindi può essere un forte motore per la pullulazione di questo insetto che vive su di una ampia gamma di piante ma che predilige in modo particolare le conifere delle quali i centri storici sono ancora oggi particolarmente popolati. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11905042:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11905042:1649481095/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Ovviamente – precisa Montermini - i diffusi fenomeni di disseccamento di pini e cedri sono fisiologici e non sono certo provocati dalla presenza delle cicale che, pur nutrendosi della linfa degli alberi che le ospitano, al di la del fastidio che possono generare, sono assolutamente innocue. Ed è probabilmente la diffusa presenza di conifere in città, derivante da scelte paesaggistiche del passato oggi non più condivisibili, il motivo che rende i canti delle cicale più fastidiosi in centro che in aperta campagna dove però non esiste l’effetto rimbombo determinato dalla presenza di fabbricati».

E pensare che nella lontana e torrida estate 2003 persino il Cnr di Firenze si stava preoccupando della scomparsa delle cicale che evidentemente non sono affatto stressate dal gran caldo e che peraltro hanno già fatto parlare molto di se anche nel 2013.

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