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Crollano i protesti di assegni e cambiali nel primo trimestre

Crollano i protesti di assegni e cambiali nel primo trimestre

Ottima performance a inizio anno: - 34 per cento sul 2014 Torna a crescere la credibilità finanziaria delle imprese

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REGGIO EMILIA. La credibilità finanziaria dei reggiani - famiglie e imprese - sta migliarando sensibilmente. Oltre alla conferma del trend già emerso con il calo dei fallimenti in provincia, anche i protesti nel primo quadrimestre 2015 sono risultati in calo sia come numero che come importo complessivo degli insoluti.

Sono 1.408 i titoli esecutivi protestati nel corso dei primi quattro mesi del 2015 nella nostra provincia con una diminuzione, rispetto allo stesso periodo dell'anno passato, del 20,4%. In calo del 35,9% anche il valore dell'insoluto che ammonta a quasi 2,2 milioni di euro. Lo rileva l'ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia sulla base dei dati forniti dall'ufficio protesti dell'Ente stesso.

Pur rappresentando una fetta marginale delle transazioni finanziarie perché ormai in disuso, i pagherò, le tratte e gli assegni bancari rappresentano un termometro che misura la solvibilità dei debitori. Oltre a garantire il pagamento della somma dovuta, se non onorato viene registrato e funge da “pubblicità” negativa rispetto al debitore che non ha rispettato le scadenze.

Di fatto chi viene protestato è escluso dal sistema del credito: niente finanziamenti né strumenti di pagamento. Una conseguenza pesante e che in alcuni casi porta al ricorso al mercato nero della finanza, prestato da usurai e con regole al di fuori del perimetro normativo a cui sono sottoposte banche e finanziarie.

L'andamento rilevato dalla Ccia di Reggio Emilia è da attribuire principalmente alla riduzione del numero di cambiali protestate, che passa da 1.268 del 2014 a 1.021 dell'anno in corso (-19,5%); ancora più elevata la contrazione dell'importo, che registra una flessione del 44,3% portandosi a quasi 876.000 euro. Il consistente calo del valore dei pagherò ne ha fatto scendere il valore medio da 1.240 a 848 euro.

Relativamente agli assegni, a fronte di una diminuzione del 22,6% nella consistenza (da 500 a 387), si registra un decremento nel valore di 559.000 euro (-29%): da 1,9 milioni di euro del 2014 a 1,4 milioni del 2015.

Il bilancio, quindi, è positivo e rispecchia un risanamento delle condizioni altamente deteriorate dalla lunga crisi, che aveva costretto migliaia di imprese e famiglie ai margini del sistema del credito. Una maggiore fluidità nei pagamenti aumenta anche la fiducia nei rapporti d’affari, che possono puntare con più serenità verso il futuro.

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