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Più utili e prestiti Per Credem e Bper semestrale record

REGGIO EMILIA. Per le banche la stagione dei patimenti sembra essere giunta al capolinea. E per i loro azionisti sembra riaffacciarsi la tanto agognata età dell’oro: quella dei grandi utili e dei...

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REGGIO EMILIA. Per le banche la stagione dei patimenti sembra essere giunta al capolinea. E per i loro azionisti sembra riaffacciarsi la tanto agognata età dell’oro: quella dei grandi utili e dei lauti dividendi. Il grado di attenzione, però, su affidamenti, costi e indici di patrimonializzazione resta altissima, sia per la stretta vigilanza bancaria sia per evitare passi falsi. Ecco allora che esporre a bilancio utili così consistenti, come fatto in questi giorni per la prima semestrale 2015 da parte del Credem e di Bper, ha un valore ancora più sostanzioso rispetto al passato e al resto del mercato.

Il Credem chiude la prima metà dell’anno con un utile netto consolidato di 119,4 milioni di euro, in crescita del 20,6% rispetto ai 99 milioni di euro nel primo semestre dello scorso anno. Il risultato operativo cresce del 25,7% per raggiungere 242,3 milioni di euro rispetto a 192,8 milioni di euro nello stesso periodo del 2014. La banca controllata dalla famiglia Maramotti non ha mai deluso le aspettative anche negli anni della crisi, assorbita con performance migliori se confrontata con la concorrenza. Dati che l’hanno portata ad essere uno dei player bancari più affidabili sotto il profilo patrimoniale, con promozione a pieni voti negli stress test voluti dalla Banca Centrale Europea. Gli accantonamenti per rischi ed oneri effettuati dalla banca di Palazzo Trivelli ammontano a 9,4 milioni, a fronte dei 3,9 milioni a fine giugno dello scorso anno. Il margine di intermediazione cresce del 12,6% a 611 milioni di euro rispetto a 542,7 milioni di euro a fine giugno 2014. Il margine finanziario si attesta a 210 milioni di euro rispetto a 245,8 milioni dello stesso periodo del 2014 (-14,6% annuo) influenzato, a fronte di volumi crescenti, dal calo del tasso medio degli impieghi che la riduzione del costo della raccolta ha solo parzialmente compensato. Anche gli impieghi con la clientela sono in crescita del 5,3% annuo nei sei mesi e raggiungono 21.448 milioni di euro rispetto a 20.372 milioni di euro nel primo semestre 2014 con costante attenzione alla qualità del portafoglio. Le sofferenze nette su impieghi si attestano a 1,7% (rispetto a 1,6% nello stesso periodo del 2014), dato significativamente inferiore alla media di sistema. Il Cet1 Ratio calcolato su Credemholding è pari a 11,4% (fully phased 10,52%), mentre il Total capital ratio (Basilea 3 phased in) è pari a 13,02% (fully phased 12,47%).

Anche per Bper (Popolare dell’Emilia-Romagna che ha un peso specifico maggiore rispetto al Credito Emiliano) i conti sono in grande spolvero. Ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto complessivo di 81 milioni, sostanzialmente raddoppiato rispetto a un anno prima (+90,4%) e nettamente superiore agli obiettivi reddituali previsti a inizio anno. Come annuncia una nota. La posizione patrimoniale è solida con un coefficiente Cet1 Fully Phased pro-forma pari all'11,50% (11,51% Phased in contro 11,26% a fine dicembre 2014) senza considerare gli effetti della validazione dei modelli interni. Il leverage Basilea 3 Fully Phased è pari al 7% (7,4% Phased in), tra i migliori del sistema. Nella valutazione dell'esercizio in corso,

Bper sottolinea come «il costo del credito è atteso in significativo miglioramento nell'anno in corso e le prospettive complessive di redditività sono previste in sensibile miglioramento rispetto al 2014». L’ad Alessandro Vandelli, ha messo sul tavolo l’ipotesi fusione con altri istituti. Dossier spinoso che potrebbe cambiare a breve anche la geografia del sistema creditizio locale. (e.l.t.)

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