Manghi: «Dopo Aemilia abbiamo cambiato passo»
Il presidente della Provincia risponde così a chi accusa di immobilismo la politica reggiana
REGGIO EMILIA. «Dopo l’operazione Aemilia si è prodotto da parte degli enti locali un cambio di passo visibile e molto forte. C’è una reazione compatta, che è culminata con la decisione dei 45 Comuni reggiani di delegare la Provincia a costituirsi parte civile nel processo Aemilia».
Il presidente della Provincia Giammaria Manghi commenta così il mandato ricevuto dai primi cittadini del nostro territorio. E indirettamente risponde anche alle critiche che il sindaco di Castelnovo Monti che ha invece denunciato come «dopo l’inchiesta è stato fatto poco, soprattutto da parte della comunità cutrese che vive e opera a Reggio».
Presidente Manghi, anche la scelta dei sindaci segna una svolta.
«Si tratta di una decisione molto importante dal punto di vista del posizionamento culturale e ritengo importante che anche la Regione abbia deliberato in questo senso».
Costituirsi parte civile vuol dire riconoscere che il territorio è stato danneggiato.
«Il danno c’è stato. E se non reagiamo, come stiamo facendo, potremmo passare alla storia come una comunità di persone infiltrata dalla mafia. Il nostro scopo non è quello di ottenere un risarcimento, ma se ci sarà riconosciuto lo impiegheremo per i beni confiscati e le azioni di promozione della legalità».
Perché questa svolta avviene solo nel 2015?
«E’ una svolta prodotta dai fatti, come l’inchiesta Aemilia. In passato questo territorio non pensava di essere permeabile».
I segnali però c’erano...
«Il sistema d’infiltrazione si è mostrato molto raffinato, meno evidente rispetto ad altre realtà, non accompagnato da azioni muscolari come omicidi e sparatorie. Questi fatti sono accaduti in modo rarefatto, nel silenzio. Qui la mafia ha aggredito progressivamente il tessuto economico, stringendo complicità con alcuni colletti bianchi e questo ha reso la percezione di quello che stava accadendo più difficile».
Quando c’è stato il salto di qualità nella consapevolezza?
«Con le prime interdittive del prefetto De Miro che hanno colpito le aziende locali. Di fronte a questi fatti tutti hanno iniziato a interrogarsi”.
I sindaci dei territori più colpiti hanno dato l’impressione di non capire e non sapere come muoversi. A Brescello, poi, l’unica manifestazione che c’è stata è stata per difendere il sindaco.
«Le dichiarazioni del sindaco sono state un grave errore lo abbiamo detto a più riprese e credo che anche lui lo abbia capito quando ha deciso di aderire alla costituzione di parte civile. Ora poi ci sono i commissari al lavoro e attendiamo i risultati di questa ricognizione sugli atti amministrativi del Comune di Brescello. Detto questo, per quanto riguarda gli altri sindaci credo che uando non sei preparato hai bisogno di essere accompagnato da regole e in questo senso sono stati importanti i primi protocolli che abbiamo sottoscritto con la prefettura. Da questo punto di vista dico che sono un bene anche eventi come il Festival della legalità e tutte le azioni di conoscenza e formazione che sono stati prodotti. Dobbiamo studiare, ascoltare, capire per poter agire in modo corretto».
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