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Addio al diacono Evandro «Una vita spesa per gli altri»

di Alessandro Zelioli
Addio al diacono Evandro «Una vita spesa per gli altri»

Montecchio: monsignor Vezzosi ricorda Infanti, che conosceva da 60 anni Questa mattina alle 10.30 i funerali nel santuario della Madonna dell’Olmo

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MONTECCHIO. Si terranno questa mattina alle 10.30 al Santuario della Madonna dell’Olmo, col feretro che arriverà dall’obitorio dell’ospedale Franchini, i funerali di Evandro Infanti, il diacono scomparso domenica all’età di 73 anni, dopo una lunga malattia che ne ha segnato in maniera irreversibile gli ultimi dieci anni di vita.

Ad annunciare ai fedeli la scomparsa del concittadino è stato monsignor Antenore Vezzosi, parroco di Montecchio e poi di Villa Aiola da oltre 60 anni, che di lui conserva un ricordo intenso.

«Conobbi Evandro – racconta Monsignor Vezzosi – nel 1955. Era un ragazzo con grande capacità di animatore e organizzatore. Era un appassionato dell’oratorio, dove iniziò la sua opera di volontariato generoso».

L’oratorio era l’unico punto di aggregazione a quei tempi.

«Infatti. Non c’erano alternative. I giovani frequentavano quelli che si chiamavano i bar Acli, ma lui aveva talento nel coinvolgere i giovani ed era animato da una vera fede cristiana evangelizzatrice».

In contrapposizione al suo ruolo in Comune.

«Quando la Provvidenza gli ha concesso di andare a lavorare come ragioniere all’Ufficio tributi del Comune, il paese conobbe un personaggio davvero provvidenziale. Quanti consigli e buone indicazioni ha dato alle persone, soprattutto quelle bisognose. Si presentava come cristiano, brillante e appassionato di teatro».

Scontato quindi la sua nomina a diacono?

«Direi quasi naturale. Inoltre, lo sottolineo con rammarico, fino a due anni fa era l’unico diacono della Val d’Enza. Ora lo è diventato uno di Monchio, ma qui abbiamo tantissime brave persone, mancano un po’ le vocazioni ma sono certo che arriveranno. Amava la Liturgia, le funzioni religiose. Aveva questa straordinaria serenità. Non l’ho mai visto arrabbiato ed io lo conoscevo da sessant’anni".

Lascia un grande vuoto nella comunità?

«Molte persone piangono adesso la sua morte perché riconoscevano in lui la Fede, la serenità e una gioia di vivere uniche. Come uomo ha saputo fare della sua vita, un dono».

La figura di Evandro Infanti verrà ricordata a lungo?

«Non spetta a me dirlo ma si può fare un vero panegirico – conclude monsignor Vezzosi – perché la sua vita è stata spesa sempre per gli altri. Altrettanto merita la moglie (Giovanna Bertolini, ndc) che negli ultimi 20 anni è stata di una pazienza e generosità uniche. Lo ha curato e assistito senza mai lamentarsi. Una cosa da rimarcare, visto il momento che le coppie – in generale – stanno attraversando. Altre, nella sua situazione avrebbero mollato molto prima. E se Evandro merita il Paradiso, a Giovanna si dovrebbe dare almeno una bella medaglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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