Gazzetta di Reggio

Reggio

La mamma trattiene le lacrime «Io è da settant’anni che piango»

di Adriano Arati

Novellara: tanta commozione all’incontro che ha permesso alla 92enne e alla 70enne di conoscersi La promessa della figlia ritrovata alla 92enne: «Ci rivedremo presto, per riabbracciarci ancora»

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NOVELLARA. La prima di una lunga serie di visite e abbracci. Si sono lasciate con l’obiettivo di rivedersi il prima possibile la madre e la figlia separate dalla guerra nel 1945, che si sono conosciute a Novellara. Un incontro denso di commozione, allargato alle rispettive famiglie, quello avvenuto fra una 92enne novellarese, che durante la seconda guerra mondiale finì in Germania come lavoratrice coatta, e la 70enne Margot Bachmann, la figlia avuta nel 1945 da un giovane soldato tedesco.

Per 70 anni, entrambe le donne hanno creduto che la parente fosse morta, e solo la determinazione di Margot ha permesso di ritrovare tracce della madre, grazie alI’International Tracing Service (Its), il centro di documentazione, informazione e ricerca sulla persecuzione nazista, il lavoro forzato e l’olocausto, che ha sede a Bad Arolsen in Germania, e all’ufficio Restoring Family Link della Croce Rossa Italiana, che si è occupato della fase italiana dell’investigazione.

La riunione, preparata nei mesi precedenti dai consulenti delle due associazioni, si è tenuta a casa della mamma, una 92enne che dopo il rientro in Italia nel 1945 non ha mai abbandonato Novellara. E questa sua permanenza ha facilitato le ricerche e permesso un incontro inusuale. Negli anni non sono mancati i casi di ritrovamenti fra parenti, ma in gran parte – per ovvie ragioni anagrafiche – si tratta di fratelli e sorelle. La novellarese è in ottima forma per i suoi 92 anni, dopo una vita ricca di momenti difficili, ed è stata lei la più calma fra le due. «Nonna perché non piangi?», le ha chiesto il bisnipote tedesco. «Perché è da 70 che lo faccio», ha risposto la 92enne.

Margot – accompagnata dal marito, dalla figlia che l’ha sostenuta nell’impresa e da un nipote – al contrario è subito scoppiata in lacrime. Nella due giorni tanti familiari italiani hanno fatto capolino a casa della 92enne per conoscere i nuovi parenti arrivati dalla Germania, dal paese vicino a Francoforte dove Margot risiede da decenni. Presenti anche le funzionarie dell’Its e dell’ufficio Restoring Family Link della Cri, che hanno fatto da traduttrici, e la portavoce della Cri Laura Bastianetto.

Appena si sono trovate di fronte, le due donne si sono abbracciate a lungo in silenzio, emozionatissime all’idea di poter stringere fra le braccia una madre e una figlia, rispettivamente, che credevano morte da quasi 70 anni. Margot ha garantito che questo viaggio sarà solo il primo, e che tornerà dalla mamma per presentarle il resto della famiglia, compresi i tanti nipoti che potranno vedere una bisnonna di cui non hanno mai saputo nulla.

La donna di Novellara era finita nel 1944 in Germania come lavoratrice, una delle centinaia di migliaia di italiani chiamati più o meno volontariamente dal regime nazista a occuparsi delle fabbriche e dell’agricoltura germanica. La 21enne aveva conosciuto un giovane soldato tedesco, con cui ha avviato una relazione rimanendo incinta. Nel 1945, dopo il parto della piccola Margot, era rientrata in Italia.

Della figlia aveva saputo prima che era stata data in adozione e che poi era morta nel caos della Germania devastata dalla sconfitta. Per 70 anni ha pianto la sua piccola. Anche la vicenda di Margot è simile. Il padre, che in realtà l’aveva tenuta con sé, le ha sempre proibito di parlare della madre, sostenendo che fosse deceduta subito dopo la fine del conflitto. Solo pochi anni fa, dopo la scomparsa del genitore, Margot ha voluto avviare una ricerca. È entrata in contatto con l’Its e poi con la Cri. Aveva i dati anagrafici della madre, e dopo 24 mesi di verifiche e controlli è arrivata la risposta: la mamma è viva. A facilitare l’opera, il fatto che la novellarese non avesse mai cambiato residenza sin da allora. E adesso, lo struggente abbraccio.

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