«Non s’imbottiglia a Reggio il lambrusco modenese»
Guerra a colpi di carta bollata tra Consorzio di Tutela e Donelli con Riunite-Civ La sentenza del Tar Lazio: «Va rispettato il territorio anche sull’etichetta
REGGIO EMILIA. La disfida del lambrusco si è conclusa e il Consorzio Tutela del Lambrusco ne è uscito vincitore grazie alla sentenza del Tar del Lazio che ha messo un punto fermo sul diritto di usare la denominazione “Modena” sulle etichette del vino più famoso dell’Emilia.
Ad aprire il caso davanti ai giudici amministrativi è stato il Consorzio di via Virgilio, nel 2010, con una contestazione secca nei confronti di due giganti del settore. Due ricorsi per due casi identici.
La ragione? Sia Donelli Vini che Cantine Riunite & Civ avevano scelto di imbottigliare a Gattatico (Re) il lambrusco con la dicitura “Modena” sulle etichette e questo è stato subito impugnato dal Consorzio, anche se la decisione dei due big aveva avuto il via libera dal Ministero dell’Agricoltura.
Sfruttando le pieghe della legge sui prodotti alimentari tipici e il relativo disciplinare di produzione, da Roma era arrivata puntualmente una deroga. Tutto regolare, almeno dal punto di vista della procedura, ma i legali del Consorzio hanno attaccato frontalmente l’architrave della motivazione, negando l’esistenza dei requisiti richiesti per l’eccezione alla regola richiesta dal disciplinare.
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«L’imbottigliamento del lambrusco modenese nelle zone al di fuori delle aree di produzione dell’uva - hanno sottolineato in buona sostanza, con identica motivazione, Donelli e Riunite-Civ - era preesistente al riconoscimento del marchio Doc nel 2009. Visto e considerato che quando si modifica il disciplinare con la modifica dei confini d’imbottigliamento si può ottenere la proroga di cinque anni, rinnovabile».
«Niente affatto - ha replicato davanti ai supremi giudici in buona sostanza il Consorzio Tutela del Lambrusco, forte dei suoi milioni di bottiglie prodotte - Le deroghe non si applicano alle nuove denominazioni, si tratta di interpretazioni fuori dalle regole».
Come si vede una battaglia formalmente in punta di fioretto ma dove non sono mancate le sciabolate tra le due parti anche perchè il marchio Modena, sulle bottiglie di Lambrusco, rappresentava (e rappresenta) un valore aggiunto perchè collega il prodotto al territorio. Un bussiness milionario insomma, su cui nessuna delle due parti ha voluto lasciar perdere.
«La procedura di riconoscimento - conclude il Tar Lazio - di una denominazione d’origine è condotta sulla base di diversi apprezzamenti il cui fulcro decisionale è rappresentato dalla valutazione del disciplinare di produzione anche in riferimento alla procedura d’imbottigliamento». Il risultato finale? Il lambrusco con l’etichetta “Modena” si etichetta in provincia di Modena e non è possibile farlo fuori provincia.
Il verdetto dei magistrati è stato inequivocabile, visto che hanno anche condannato il Ministero dell’Agricoltura al pagamento delle spese giudiziarie.
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