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Paralizzato alle gambe riscopre la passione per l’incisione del legno

di Alessandro Zelioli
Paralizzato alle gambe riscopre la passione per l’incisione del legno

Casina: la nuova vita del 52enne di Paullo Roberto Conconi «Mi diverto, rimango impegnato e... guadagno qualcosina»

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CASINA. Il suo nome è risuonato a lungo durante il raduno delle dure ruote a Marola. Roberto Conconi, 52 anni di Paullo, ha infatti realizzato per la Pro Loco gli originali badge in legno di castagno incisi a fuoco che ogni iscritto ha ricevuto a ricordo dell’evento. A rendere speciale l’opera di Conconi è una malattia che gli fu diagnostica nel 1994 e che lo ha costretto, dopo il quarto intervento del 2013, a vivere su una sedia a rotelle. «Meningioma – precisa Conconi – è questo il nome della malattia che mi venne diagnosticata a 31 anni. Fui operato una prima volta e in poco tempo recuperai in pieno. Sapevo che c’era un rischio recidiva ma fino al 2003, quando sono iniziati i problemi, tutto è rimasto tranquillo».

Il male si è ripresentato?

«Dovetti sottopormi a un nuovo intervento nel 2004 che fu abbastanza traumatico. Al risveglio non sentivo quasi più nulla dal collo in giù. Feci 9 mesi di riabilitazione e uscii sulle mie gambe. Guidavo l’auto e mi muovevo, anche se non ero come prima. Poi nel 2005 fui costretto a a tornare ancora sotto i ferri».

E li iniziò una nuova vita.

«Cedetti la gestione del rifugio di Pratizzano, che avevo con Pietro Zobbi. Sapevo che non avrei potuto continuare. Mi trovai a riabbracciare il primo amore, il legno. Finito le Magistrali avevo lavorato da un falegname e la passione mi era rimasta».

L’idea come le venne?

«Venivo dalla ristorazione e poter regalare qualcosa di personalizzato ai clienti sentivo poteva essere una bella trovata. Comprai un pantografo a controllo numerico e un laser che incide a fuoco. Facevo i mercati e la cosa funzionava».

Cosa accadde?

«La schiena faceva male. Mi diagnosticarono una siringomielia. Queste cisti comprimono il midollo spinale. Camminavo male e nel 2013 feci il quarto intervento. Dopo tre mesi di terapia, stavo meglio ma peggiorai all’improvviso e divenni paraplegico».

Fu difficile accettare questa condizione?

«Ci sono arrivato per gradi ma la cosa non è semplice. Se poi ci aggiungi che certe cose non le puoi fare perché, come a Casina, non puoi andare in posta perché manca uno scivolino per salire sul marciapiede, ti rendi conto che non è solo la malattia o la sfortuna la causa delle tue problematiche».

Il legno le ha dato la forza per andare avanti?

«Papà Bruno, mamma Edmea e le sorelle che vivono con noi, Silvia ed Elisa, mi stanno dando una grandissima forza. Io sono 130 chili e non è facile gestirmi. Anche Roberta che vive qui vicino ed è sposata mi da una bella mano. Gli amici mi portano qualche volta a cena o in gita. Ma poter fare qualcosa mi serve tantissimo».

Cosa fa in particolare?

«Piccoli manufatti in legno, come taglieri e molto altro che faccio sagomare dalla Sabe di Bibbiano o da Serri e Olmi di Paullo, che poi personalizzo come da richiesta del cliente. Con queste macchine puoi fare anche un solo pezzo senza gravare sul costo finale. Mi diverto, sto impegnato e guadagno qualcosa. Attraverso il sito www.itaglieridelbacco.it riesco a vendere anche all’estero, ho un buon cliente in Irlanda».

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