Parmigiano taroccato Boom in Russia dopo l’embargo
REGGIO EMILIA. L'embargo sui prodotti alimentari verso la Russia è costato all’Italia circa 240 milioni di euro in un anno solo di mancato export nei prodotti agroalimentari made in Italy...
REGGIO EMILIA. L'embargo sui prodotti alimentari verso la Russia è costato all’Italia circa 240 milioni di euro in un anno solo di mancato export nei prodotti agroalimentari made in Italy direttamente colpiti, ma le perdite sono nettamente maggiori se si considerano gli effetti indiretti che riguardano altri prodotti ed altri settori.
Il danno maggiore che rischia di durare negli anni, secondo Coldiretti a un anno dallo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia, ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi con la produzioni casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30% e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o Parmesan. Proprio i nostri prodotti tipici, come il Parmigiano Reggiano, faranno quindi fatica a tornare sui banchi russi qualora terminasse il blocco.
L'embargo è già stato prorogato fino al cinque agosto del prossimo anno e riguarda il blocco ad una lista nera di prodotti come carne di manzo, carne suina e avicola, frutta e verdura, latte e formaggi dai paesi dell'Ue, dagli usa, ma anche da australia, canada e norvegia.
I prodotti italiani più colpiti sono stati la frutta fresca, i lattiero caseari ed i formaggi e la carne ed ai suoi derivati ma tra questi a soffrire sono molti specialità alimentari come il parmigiano reggiano e il grana padano che contano in media perdite dirette per le mancate esportazioni di 15 milioni di euro nell'arco dell'anno. L'impossibilità di esportare ha provocato un eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. A frenare quindi l’andamento delle esportazioni italiane nei Paesi extra Ue, secondo Coldiretti, è proprio il crollo delle spedizioni in Russia che già nel mese di giugno sono calate del 25,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2014. Nell’agroalimentare - sostiene la Coldiretti - ai danni diretti stimati in 20 milioni di euro all’anno di mancate esportazioni si sommano anche i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Da mesi ormai sia gli agricoltori che i trasformatori dei prodotti dell’agroalimentare attendono la riapertura delle dogane verso l’est, uno dei mercati considerati più promettenti perché non maturo dal punto di vista commerciale, salvo il rallentamento dell’economia russa che ha avuto effetti anche sulla spesa della classe medio-alta.
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