«Rifiuti, clima e agromafie: ecco perchè c’è ancora bisogno di noi»
E' Pier Luigi Fedele il nuovo comandante del Corpo Forestale di Reggio Emilia ma intanto il governo ha deciso di cancellare il Corpo che si occupa di reati ambientali
REGGIO EMILIA. Un presidio costante del territorio in nome della prevenzione; una tutela che miri alla salvaguardia degli ambienti e alla loro valorizzazione e, ancora, investigazioni di alto livello per contrastare abusi pericolosi per l’ambiente e per la salute dell’uomo. E’ con questi obiettivi che si presenta Pier Luigi Fedele, il nuovo comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato. Dopo il congedo del predecessore Attilio Menia, da qualche settimana il comandante di Parma guida anche Reggio. In un momento, per altro, molto delicato per la sua amministrazione.
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Comandante, il parlamento ha appena votato la delega al governo per l’assorbimento della Forestale in un altro corpo. Cosa ne pensa?
«Siamo uomini delle istituzioni, ognuno deve fare il suo dovere: le leggi le fa il parlamento, noi siamo chiamati a rispettarle. Da parte nostra, non possiamo che sottolineare che quelli del nostro Corpo sono compiti importantissimi, specie in un Paese con una biodiversità come la nostra. E pensiamo alla tutela dalle alte produzioni agro-alimentari, alle problematiche legate ai rifiuti, settore che le mafie oggi occupano più facilmente, ai mutamenti climatici: se le estati prossime saranno come questa, ci sarà molto da fare. Già le polizie provinciale stanno andando verso lo smantellamento. Noi teniamo a una polizia ambientale così come è strutturata: le attività non si improvvisano, gli ambienti vanno conosciuti».
Si parla del vostro assorbimento nei carabinieri.
«E’tutto ancora molto vago. Mesi fa l’orientamento era verso la polizia, ora l’Arma. Per noi, la nostra amministrazione è importante. E’ chiaro che la si potrà modificare, ci si potrà chiamare in un altro modo, ma i valori che noi tuteliamo devono rimanere. Questo è imprescindibile. Come si fa in Italia a non tutelare gli ambienti naturali, intrinsecamente fragili e a rischio? Non c’è meno bisogno di tutela ambientale».
Quali sono le sue priorità su Reggio Emilia?
«Qui il Corpo forestale è una presenza forte. Anche recentemente sono state fatte indagini di rilievo nazionale: pensiamo all’inchiesta sui farmaci veterinari. Noi vogliamo continuare su questi livelli, abbiamo ottimi investigatori. Debbo dire che io tengo molto anche all’azione quotidiana sul territorio. Magari è meno eclatante, fa meno notizia, ma il compito della Forestale è anche questo. Ad esempio, verificare il focolaio di un incendio che ci viene segnalato: preferisco salvare un bosco dall’incendio che dire di essere riusciti a denunciare un incendiario. Ad esempio, controllare la presenza umana sui fiumi, ora che c’è stato un ritorno alla loro frequentazione. Una frequentazione poco attenta può produrre danni. Anche qui c’è molto bisogno di presidi».
Quali sono le fragilità dal punto di vista ambientale del nostro territorio?
«Credo che dobbiamo fare un’opera di riqualificazione ambientale, di restaurazione del verde in tanti ambienti dismessi, a margine della grande viabilità e nelle aree degradate, che diventano ricettacolo di rifiuti e poi di degrado anche umano. Bisogna fare un’opera di ricucitura, di abbellimento. Poi è necessario comprendere che la montagna è importante anche per la pianura. Bisogna comprendere che sono fortemente interconnesse, il territorio è uno. I mutamenti climatici inducono a pensare che quadri sino a oggi stabili, non lo sono più. Tanta pioggia concentrata sulle pendici, se c’è il bosco che fa da spugna, bene; se le pendici sono desertificate, cementificate le conseguenze idro-geologiche si sentiranno lì come in pianura».
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