Canossa, il ricorso è inammissibile: Alfredo Gennari perde pure al Tar
Cala il sipario sulle polemiche che hanno seguito le amministrative. Il tribunale respinge le accuse della lista sconfitta per «estrema genericità»
CANOSSA. «Inammissibile perché basato su generiche circostanze di fatto, senza indicare il numero di schede contestate né, tantomeno, per quale motivo esse avrebbero influito sulla correttezza del risultato elettorale».
È con queste parole che, martedì, il Tar di Parma ha rigettato il ricorso presentato da Alfredo Gennari, Ivan Fornaciari, Lisa Musi e Antonio Veraldi nei confronti del Comune di Canossa e degli eletti alle ultime amministrative di maggio.
Capogruppo e consiglieri della lista “Rinnoviamo Canossa con Gennari”, insomma, sono rimasti con un pugno di mosche in mano. E a nulla è valso sopportare, in questi mesi, le accuse di chi, in paese, riteneva che il ricorso fosse stato presentato per biechi motivi personali. Alle ultime elezioni amministrative, d’altra parte, erano stati 22 voti di differenza a sancire il nuovo sindaco di Canossa – il 46enne Luca Bolondi – e il “secondo classificato”, Alfredo Gennari, appunto. Subito dopo le elezioni del 31 maggio gli sconfitti avevano affermato che in tre dei quattro seggi elettorali le votazioni non si erano svolte correttamente. Non erano entrati nei particolari, all’epoca, rimandando i dettagli a una sede più appropriata.
Ma è proprio per mancanza di concretezza e precisione che, martedì mattina, il Tar ha rigettato il ricorso da loro presentato. Tre, fondamentalmente, le scorrettezze segnalate da Gennari e i suoi consiglieri: errori nelle letture delle schede commessi dal presidente del seggio 1; impossibilità, da parte dei rappresentanti della lista “Rinnoviamo Canossa con Gennari” di vigilare lo spoglio, perché tenuti a distanza dai presidenti dei seggi 1 e 4; presenza al seggio 1 del segretario del Pd locale, che non avrebbe dovuto trovarsi lì.
Ma le dichiarazioni degli scrutatori della lista di Gennari non hanno trovato conferma nei verbali stesi in ogni seggio, quando non sono state smentite dagli stessi testimoni, e, soprattutto, nessuna affermazione è servita a chiarire l’incidenza di tali presunte irregolarità sul conteggio delle schede elettorali. Il Tar, dunque, ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato Alfredo Gennari, Ivan Fornaciari, Lisa Musi e Antonio Veraldi a pagare le spese di giudizio, che ammontano a mille euro esclusa Iva. (m.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
