Gazzetta di Reggio

Reggio

Museo contadino, nuovo allestimento nella storica Rocca

di Vittorio Ariosi
Museo contadino, nuovo allestimento nella storica Rocca

Novellara: i volontari al lavoro per pulire e restaurare migliaia di pezzi abbandonati al degrado dopo il terremoto

2 MINUTI DI LETTURA





NOVELLARA. Dopo l’esposizione allestita in piazza a titolo promozionale durante la tre giorni di Miss Anguria, anche il nocciolo duro del gruppo di pensionati volontari dell’Auser che lavorano da mesi per pulire, catalogare e restaurare le migliaia di pezzi in dotazione al Museo della cultura e del lavoro contadino – abbandonati al degrado dopo il terremoto del 1996 – si sono presi un periodo di riposo.

A conclusione di una prima fase di intenso impegno, che ha comportato anche la frequenza di un corso di aggiornamento sulle tecniche di restauro, tenuto da un’esperta rstauratrice.

Dopo la pausa estiva, si sposteranno probabilmente a lavorare nel capannone in via Fratelli Cervi, messo a disposizione gratuitamente dall’imprenditore Buzzi, finora utilizzato come magazzino.

Uno spostamento che si rende necessario perché in autunno il sotterraneo dell’ala nord della Rocca, sede storica del Museo, sarà parzialmente interessato dai lavori di consolidamento antisismico del torrione di nord est.

Intanto si sta ragionando sul nuovo allestimento. Fermo restando che la location sarà ancora il sotterraneo della Rocca. Per ragioni di continuità di un’esperienza positiva e per motivazioni storiche.

Il primo allestimento era molto apprezzato dal pubblico e dalle scolaresche per il pregio dei materiali esposti e per la qualità dell’impianto espositivo, ma anche per la collocazione in un ambiente suggestivo, rimasto sostanzialmente immutato da oltre sei secoli. Con le tracce dell’accesso alla Rocca via acqua, in corrispondenza dell’antica porta a settentrione, e del trabocchetto con le spade sul fondo scoperto all’inizio del Novecento, quando il locale sotto il torrione di nord est venne utilizzato come ghiacciaia; oltre al mistero della cella sotterranea, accessibile solo attraverso una botola a soffitto, scoperta negli anni Quaranta del secolo scorso.

La motivazione storica principale è che i Gonzaga di Novellara furono uomini d’arme, ecclesiastici importanti alla corte del papa, diplomatici accorti, mecenati munifici, ma basarono la loro ricchezza anche su una vasta proprietà terriera. Il museo Gonzaga, al primo piano dell’ala nord, racconta gli oltre tre secoli e mezzo della loro vicenda dinastica: il Museo della civiltà contadina, nei sotterranei, documenta in parte le condizioni di vita e di lavoro della maggior parte dei loro sudditi.

I pezzi in dotazione a quest’ultimo sono infatti per lo più databili fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma il loro valore documentario va ben oltre tale limite, perché molti sono rimasti sostanzialmente immutati per secoli.

Non c’è ancora un progetto per l’allestimento del locale. Ma è convinzione diffusa che gli interventi dovrebbero essere limitati al minimo indispensabile: una pavimentazione di mattoni rustici, l’illuminazione a soffitto com’era nella case coloniche e nelle stalle, un semplice impianto di deumidificazione visibile il meno possibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google