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Per l’eterologa è già boom: cento coppie in lista d'attesa a Reggio

di Jacopo Della Porta
Per l’eterologa è già boom: cento coppie in lista d'attesa a Reggio

Tanti contatti nonostante al Santa Maria la fecondazione sia attiva solo da quattro mesi ma mancano ovociti: la Regione li comprerà all’estero. La Sala: cerchiamo donatori

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REGGIO EMILIA. «Sono già più di 100 le coppie in lista d’attesa al Santa Maria per sottoporsi alla fecondazione eterologa, cioè quella che prevede il ricorso a spermatozoi e ovuli di donatori». Per Giovanni Battista La Sala, direttore della Ostetricia-Ginecologica e del Centro per la diagnosi e la terapia della sterilità di coppia dell’Arcispedale, si tratta di «un numero consistente se si pensa che solo da 3-4 mesi c’è la possibilità effettiva di mettersi in lista d’attesa».

A livello regionale l’eterologa è partita in due centri, a Bologna e Cattolica, mentre Reggio è tra gli altri quattro dove sono iniziati gli incontri con le coppie che sono intenzionate a sottoporvisi. Un problema che sta emergendo è che a fronte di una grande domanda, già 700 coppie in lista d’attesa in Emilia-Romagna, le donazioni sono poche.

«Il problema non è per gli spermatozoi ma per gli ovociti - dice il direttore La Sala -. In una commissione alla quale ho partecipato è emerso che la Regione è orientata a cercare di colmare questa carenza acquistando gli ovociti all’estero». Silvana Borsari, del servizio Assistenza territoriale di viale Aldo Moro, lo ha confermato al quotidiano Repubblica: «Entro l’anno vogliamo completare l’iter burocratico per acquistare i gameti dalle banche europee».

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Nel frattempo il Santa Maria si è attivato per affrontare questo problema. «In attesa che la Regione provveda materialmente a procurarsi gli ovociti all’estero, una cosa meno semplice di quanto possa sembrare, noi da settembre inizieremo a chiedere alle coppie che si rivolgono al nostro centro per la fecondazione omologa, se intendono diventare donatori. La richiesta può essere fatta a donne di età non oltre i 35 anni con ovaie che rispondono bene alle stimolazioni e che producono dunque un buon numero di ovociti. Nel caso degli uomini i donatori non devono avere più di 40 anni e non devono avere problemi di fertilità».

La donazione non è un fatto scontato. «Si tratta di una scelta personale e insindacabile. Così come non tutti sono disposti a sottoporsi alla fecondazione eterologa, altri non hanno intenzione di diventare donatori».

Per il direttore La Sala c’è inoltre un’altra questione cruciale che andrebbe affrontata. «La delibera regionale pone come limite per le donne che vogliono ricevere la donazione i 43 anni d’età. A mio avviso bisogna portare questo limite a 46-47 anni. Il 60%-70% delle donne del nostro centro ha almeno già 43 anni e dunque sono escluse da questa possibilità nel pubblico e sono costrette a rivolgersi al privato, sempre che possano affrontare i costi. Sono persone che hanno già provato altre strade ed arrivano all’eterologa come ultima possibilità». La fecondazione eterologa ha un vantaggio rispetto a quella omologa.

«Tante coppie che stanno provando ad avere figli con i loro ovociti hanno molta fretta perché il fattore tempo è decisivo: più ne passa e più la qualità degli ovociti peggiora. Ma con la donazione questo non succede. Dunque alle coppie che sono in attesa dico di non preoccuparsi se non riescono a sottoporsi alla eterologa entro due mesi. Possono anche aspettarne 6 senza che cambi nulla».

La fecondazione assistita da sempre solleva questioni etiche, in particolare l’eterologa. Ognuno ha in proposito le proprie convinzioni, «ma su una cosa non ci sono dubbi - conclude La Sala -, i centri pubblici devono farla perché lo ha deliberato la Regione dopo la sentenza della Corte Costituzionale».

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